AgricolturaAmbienteEcologiaEnergiaPoliticaSalute

Principio di precauzione: perché non possiamo rinunciarci

Per principio di precauzione si intende una politica di condotta cautelativa per quanto riguarda le decisioni politiche ed economiche sulla gestione delle questioni scientificamente controverse. Il principio di precauzione permette di reagire rapidamente di fronte a un possibile pericolo per la salute umana, animale o vegetale: nel caso in cui i dati scientifici non consentano una valutazione completa del rischio, il ricorso a questo principio consente, di impedire la distribuzione dei prodotti e delle sostanze potenzialmente pericolose.

Se dovesse passare il TTIP l’Europa direbbe addio a uno dei suoi più importanti principi: quello che garantisce il primato della salute dei cittadini sugli interessi aziendali.

Si tratta di un vero e proprio spartiacque tra una politica sociale a tutela del cittadino e dell’ambiente e una politica in nome del profitto, a braccetto con le multinazionali, di cui il TTIP è l’emblema.

Nel completo silenzio è stato, infatti, delineato un vero e proprio progetto criminale che, qualora passasse, metterebbe in ginocchio la nostra economia, mettere a rischio la nostra salute e distruggere il nostro ambiente. Grazie a Greenpeace 248 pagine di documenti riservati sono state finalmente rese pubbliche. E quello che si scopre è peggio del previsto.

Obiettivo dichiarato del trattato è l’armonizzazione degli standards per prodotti e servizi tra l’UE e gli Stati Uniti in quanto standards differenti, per le multinazionali, rappresentano ostacoli al libero scambio di tipo non tariffario, ostacoli che devono essere possibilmente eliminati. Ma gli standards, per esempio nei settori agrario o chimico, sono molto diversificati. Negli Stati Uniti è per esempio ammessa di disinfettare il pollame con cloro, di trattare il bestiame con ormoni e di usare, per la produzione di generi alimentari, materie prime geneticamente modificate. Quei famosi Ogm, che in Europa, e in Italia soprattutto, si è scelto invece di limitare in quanto non ancora sufficientemente conosciuti.

L’unica cosa certa sugli Ogm è che sono di proprietà di poche multinazionali (Monsanto, Dow, Syngenta, Bayer, DuPont e Basf) per lo più conosciute per i danni enormi che stanno facendo al nostro pianeta: impoveriscono i terreni e le economie locali, aumentano l’utilizzo di pesticidi e diserbanti, non possono coesistere con colture non-OGM, inquinano la filiera alimentare e i nostri prodotti di qualità, hanno enormi costi sociali a causa del brevetto che li copre e che causa l’indebitamento dei piccoli agricoltori e, come si è potuto constatare, non hanno risolto e nemmeno alleviato l’annoso problema della fame nel Mondo.

Senza il principio di precauzione, insieme agli Ogm, arriverebbero sulle nostre tavole carne agli ormoni, cibo spazzatura, alimenti ricchi di pesticidi, antibiotici e fitofarmaci.

Insomma, addio al Made in Italy e alle nostre eccellenze, benvenuti nel più grande fast food della storia: il nostro pianeta! 

Noi diciamo No. NO agli OGM e agli effetti a cascata che producono sugli ecosistemi umani ed ambientali.
NO al TTIP, a un libero mercato senza regole, che calpesta la volontà e i diritti dei cittadini. NO alla rinuncia del principio di precauzione e alla perdita della sovranità alimentare.

Previous post

BASTA CARNE! QUANDO IL MESSAGGIO ARRIVA DAGLI ALUNNI...

Next post

CETA-TTIP: democrazia sotto attacco