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Alluvione di Olbia: sulla coscienza di Renzi

In Italia al momento sembrano esserci poche certezze. Una di queste è il dissesto idrogeologico. E nonostante le chiacchiere, il governo non ha ancora fatto nulla per mettere in sicurezza i cittadini italiani. Guardiamo al caso di Olbia e di questa ennesima alluvione: vi sembra una fatalità? Nient’affatto. Gli inetti governi italiani, che a partire avevano promesso 122 milioni di euro alla cittadina sarda per iniziare a metterla in sicurezza dopo l’alluvione che la colpì il 18 novembre 2013, non solo non le hanno dato quasi niente, ma l’hanno presa in giro per ben due anni a suon di slogan e promesse non mantenute.

Per Matteo Renzi e il governo più cialtrone che si sia visto dalla nascita della Repubblica italiana i problemi sono la riforma del Senato e le partite di tennis a New York. E invece, oltre ai molti problemi reali che il paese si trova ad affrontare, a ogni inizio autunno c’è l’intero paese che prega affinché non piova troppo a lungo. Sa, infatti, che appena piove per più di qualche ora di fila, può avvenire il peggio.

E così è, puntualmente, ogni singolo anno.

E’ successo ancora ad Olbia, che dopo due anni è stata nuovamente allagata dalle piogge torrenziali cadute nell’arco di una sola notte. Una tragedia evitabile, se solo si fossero destinati i soldi che le erano dovuti, oltre che promessi, per rimettersi in sesto e in sicurezza a livello idrogeologico.

E invece niente.

Faccio mio l’impegno a considerare prioritario da parte del governo il completamento delle opere considerate il minimo necessario dopo l’alluvione di due anni fa”, aveva affermato l’imbonitore Matteo Renzi a maggio di quest’anno. Si riferiva agli 81,2 milioni di euro previsti dal piano Mancini per il dissesto idrogeologico e le alluvioni, appunto.

E invece niente.

Il signor Renzi ha pensato bene di ignorare le esigenze del territorio, dando priorità ai propri capricci. Non ha trovato 80 milioni di euro per mettere sicurezza un’intera città, ma ne ha trovati 40 all’anno da spendere per il suo aereo ad uso privato e a finanziamento pubblico.

Si dovrebbe vergognare a guardarsi allo specchio.

Va bene il suo egocentrismo, le frottole che spara, gli slogan, i tweet, l’arroganza. Ma qui si parla della vita o della morte delle persone. Che, spero con tutto il cuore, gli rimarranno sulla coscienza in eterno.

Ma lasciamo da parte il cuore, e torniamo ai numeri.

Ad agosto il capo del governo aveva fatto uno dei suoi annunci: stanziati 1,3 miliardi di euro per le zone più a rischio. Una piccola parte rispetto ai 20,4 miliardi di cui si è scritto in Gazzetta Ufficiale lo scorso marzo, quando si è trattato dell’assegnazione di risorse alle zone maggiormente a rischio alluvione. Una piccola parte anche rispetto ai 9 miliardi di euro già stanziati, almeno sulla carta.

Ma indovinate un po’? Di questi euro non se n’è visto neanche uno. O meglio, ad Olbia sono arrivati, dopo due anni, solamente 16 milioni (quello che serve per mantenere il suo aereo 4 mesi e mezzo). E figurarsi se si è degnato a chi gli ha chiesto, come il M5S, dove fossero finiti tutti questi soldi.

In due anni di attesa, solo una cosa era stata ricostruita ad Olbia: un ponte messo su in dieci giorni e costato 80mila euro che, però, si è dovuto abbattere proprio ieri perché ostacolava il corso del rio Seligheddu, facendolo esondare.

Il dramma di Olbia ci ricorda una volta di più che questo paese è nelle mani di incapaci, incompetenti e farabutti.

Non si può costruire senza pianificare. Non si può cementificare senza considerare che in questo modo si rendono enormi aree impermeabili alle piogge. E non si può promettere alla gente di assisterla, quando invece non lo si fa. Mai.

Se Renzi avesse un minimo di onestà residua, anche solo intellettuale, andrebbe con il cappello in mano ad Olbia a scusarsi e rassegnerebbe subito dopo le sue dimissioni, liberando finalmente il posto di guida di un governo dell’inciucio che oltretutto, checché ne dica, già da troppo tempo occupa abusivamente.

Ma non lo farà, e la sua faccia tosta lo porterà non solo a dare la colpa ad altri (al fato, al maltempo “inatteso”, a qualche assessore sardo), ma anche a trascinare l’intera Italia nel fango.

Proprio come ha fatto con Olbia!

 

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