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Altro colpo a un TTIP senza vergogna

Mentre i signori Martin Schultz, Carlo Calenda e compagnia cantante cercano di prendere tempo continuando a rinviare i voti su un TTIP ormai senza vergogna, sperando forse che l’attenzione sui loro sporchi propositi possa calare, anche in Italia il quorum di firme contro questo squallido trattato commerciale è già stato ampiamente superato!

Dopo Germania, Austria, Slovenia, Finlandia, Gran Bretagna, Francia e Lussemburgo (e presto Olanda, già al 93%), anche in Italia il messaggio è molto chiaro: i cittadini non vogliono inondare il proprio Paese di cibi spazzatura, OGM, pesticidi e shale gas nordamericani.

Ma soprattutto, non hanno nessuna intenzione di perdere del tutto la propria sovranità nazionale e i propri diritti, dato che il TTIP vuole abbassare le tutele di ambiente e lavoratori allo stesso livello degli Usa.

Ma i leccapiedi delle multinazionali continuano a provarci! Anche passando sopra la salute pubblica, inclusa quella dei bambini.

Come ha recentemente rivelato il Guardian, ad esempio, gli Usa hanno fatto pressioni sull’Ue affinché accantoni le restrizioni all’uso di sostanze chimiche dannose per il sistema endocrino. Per facilitare il TTIP, infatti, i signori funzionari del commercio Usa se ne fregano del fatto che certe sostanze provochino malattie anche gravi, che dall’obesità dei più piccoli vanno al Criptorchidismo nei neonati di sesso maschile.

In particolare, sono ben 31 i pesticidi che l’Ue avrebbe vietato in quanto pieni zeppi di interferenti endocrini. 31 veleni che, rivela sempre il Guardian, sono stati diffusi nonostante i potenziali effetti negativi sulla salute delle persone. Malattie che, secondo gli scienziati, vanno da un aumento delle anomalie fetali alle mutazioni genitali, passando per la sterilità e arrivando fino al cancro e al calo del quoziente di intelligenza.

Ovviamente, quando c’è stato il rischio che queste sostanze tossiche venissero (giustamente) vietate in tutta Europa, la cosa che ha turbato gli animi degli sciacalli transnazionali pro-TTIP non è stato l’effetto dei loro sporchi affari sulle popolazioni inermi, ma il fatto che si tratta di un business da diversi miliardi di euro.

Sono senza alcun ritegno, quando si tratta di difendere i propri interessi. O quelli dei loro padroni!

Un po’ come il Viceministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, uno dei più agguerriti sostenitori del TTIP. Che, dopo aver più volte assicurato che non abbiamo nulla da temere dall’arbitrato internazionale, è già stato smentito dai fatti.

Come ricorda la Campagna Stop TTIP Italia, infatti, “il governo ha appena subìto una denuncia all’ICSID da parte di tre investitori esteri, appellatisi al Trattato sulla Carta dell’Energia per contestare i tagli al fotovoltaico legati (presumibilmente) al decreto Romani del 2011”.

Sì, avete capito bene.

Con la prima denuncia da parte di tre investitori stranieri che, appellandosi all’ISDS (clausola contenuta in un altro super-trattato-commerciale già in vigore, l’Energy Charter Treaty), vogliono rifarsi di presunti profitti mancati in seguito alla sospensione da parte del governo italiano dei sussidi al fotovoltaico, l’Italia ha avuto un assaggio di TTIP.

Stiamo attenti, perché come ricorda la nostra Portavoce in Europa Tiziana Beghin, in questo modo cediamo la sovranità nazionale al profitto e all’interesse di privati, pagando con soldi pubblici i loro indennizzi. Cosa che con il TTIP crescerebbe ovviamente a dismisura.

Vi pare possibile?

“Con il TTIP, aumentano le probabilità che i processi salgano di numero e colpiscano molti altri ambiti della nostra vita sociale”, sottolinea Stop TTIP Italia: “Ecco perché la Campagna Stop TTIP continuerà a chiederne l’esclusione dall’accordo i cui termini sono oggi sempre più contestati in tutta Europa”.

Cosa che faremo anche noi, ci potete scommettere!

Questi vergognosi tentativi di devastare diritti, salute e ambiente in nome del profitto e di una fantomatica e ossessiva “libera circolazione delle merci”, infatti, devono soccombere.

Come del resto stanno già facendo in tutta Europa, uno Stato dopo l’altro.

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