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Antibiotico resistenza: nel mondo è allarme (ma qui tutto tace)

Antibiotico resistenza: nel mondo è allarme (ma qui tutto tace)

Oltre 15 morti al giorno solo in Italia (7mila all’anno); 700mila morti nel mondo nel 2016; 10 milioni di morti entro il 2050. La causa si chiama ANTIBIOTICO RESISTENZA, un’emergenza sanitaria globale di cui nel nostro Paese nessuno parla.  Fuori dall’Italia la resistenza antibiotica è considerata un problema tanto serio quanto urgente, mentre qui né media né politica sembrano interessati ad affrontare la questione.

Una questione che nel resto del mondo sta allarmando governi, scienziati e giornalisti. Ma non solo… anche il mondo della finanza si sta accorgendo della gravità della faccenda. Proprio in questi giorni è stato pubblicato un report di AMP Capital, una delle più grandi società di investimenti australiane, che gestisce asset per il valore di circa 125 miliardi di dollari. Di recente questo colosso finanziario ha pubblicato un report dal titolo eloquente: “Gli allevamenti intensivi ci fanno ammalare?” in cui vengono analizzati dati scioccanti legati all’antibiotico resistenza, al suo impatto economico (una relazione del 2016 commissionata dal governo britannico ha stimato che l’impatto economico della resistenza agli antibiotici sarebbe una riduzione dal 2% al 3,5% del PIL mondiale entro il 2050: circa 100 trilioni di dollari USA) e alle conseguenze sanitarie globali. 

Ma quale sarebbe la principale causa di questa emergenza? AMP Capital, come ormai tantissimi altri studi, individuano all’origine di questa emergenza l’utilizzo spropositato di antibiotici negli allevamenti intensivi che da soli consumano oltre il 70% degli antibiotici prodotti nel mondo. E non pensate che il nostro Paese sia un’eccezione, anzi proprio l’Italia è ai primi posti per l’utilizzo di farmaci negli allevamenti.

Perché? Perché a causa delle pessime condizioni igieniche e sanitarie degli allevamenti intensivi, del sovraffollamento dei luoghi, delle escoriazioni e delle infezioni dilaganti tra il bestiame e dell’aumentando del livello di stress che si traduce in un calo delle difese immunitarie, gli animali allevati per sopravvivere non possono essere esenti da dosi sempre più massicce di antibiotici.

Che non si possa più chiudere gli occhi sulla questione è ormai certo: anche l’OMS ha dichiarato che trattandosi di una vera e propria emergenza sanitaria globale, definita pericolosa al pari di Aids ed ebola, bisogna intervenire immediatamente con misure efficaci e incisive. Misure che in Italia non trovano spazio di discussione neanche nell’anticamera del Ministero della Salute… figuriamoci nelle aule parlamentari o nei salotti televisivi.

Eppur qualcosa si muove.

Per esempio Coop che con la campagna “Alleviamo la salute” mira a contrastare l’antibiotico resistenza, puntando a antibiotici-zero in oltre 1600 allevamenti. Addirittura colossi come McDonalds e Subway negli Stati Uniti hanno annunciato recentemente l’addio al pollo nutrito con antibiotici. Una scelta che, secondo alcune ricerche di mercato, potrebbe diventare la normalità nell’arco di soli cinque anni. Nel frattempo Danimarca, Svezia, Finlandia, Islanda e Norvegia si sono mosse in autonomia, introducendo restrizioni e controlli. Così come l’Olanda che in soli 5 anni ha ridotto del 70% l’uso degli antibiotici negli allevamenti e che ad oggi è una della nazione al mondo con più basso indice di infezioni antibiotico resistenti.

Non basta ma sono primi passi che per lo meno sollevano il problema. Come 5 Stelle abbiamo presentato diverse proposte per contrastare questa emergenza, incentivare sistemi di produzione differenti e – soprattutto – informare sulle reali ricadute del nostro modo di mangiare. Tra tutte la mozione di Matteo Mantero, già approvata alla Camera, in cui si chiede al Governo di adottare varie iniziative per prevenire lo sviluppo e la trasmissione delle malattie all’interno degli allevamenti e per incentivare sistemi di allevamento estensivo e allevamenti con metodi biologici, che garantiscano maggior rispetto del comportamento e del benessere animale, nonché una minore incidenza delle infezioni.

Tutto ciò in linea con la proposta di legge a mia prima firma sulla vigilanza nei macelli e i controlli negli allevamenti e con la visione di tutto il Movimento che propone da sempre un programma serio e efficace di educazione alimentare e informazione sul tema, favorendo un ritorno alla nostra cara dieta mediterranea, lontano anni luce dai regimi alimentari attuali che mai come oggi stanno dimostrando i loro grandissimi limiti e le tragiche conseguenze (sanitarie e ambientali) a cui ci hanno condotto.

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