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Antibiotico-resistenza: target più ambiziosi per tutelare la salute

Il problema è sempre più noto: l’uso sconsiderato degli antibiotici nell’ambito umano e nell’allevamento degli animali sta facendo mutare i batteri verso forme sempre più resistenti agli antibiotici con il rischio concreto che l’antibiotico resistenza diventi la prima causa di morte nel 2050 (secondo OMS).

Dopo il lungo silenzio che tante volte abbiamo denunciato, il ministro della salute Lorenzin ha finalmente annunciato un piano di contrasto alla resistenza antibiotica di cui stanno a cominciando a girare le prime bozze.  Non posso che concordare con le oltre venti associazioni (tra cui Legambiente, Greenpeace, Ciwf, Cittadinanzattiva) che dichiarano la totale inconcludenza di questo piano blando e poco ambizioso che rischia di farci mancare completamente questa sfida cosi importante per tutelare la salute dei cittadini.

Come abbiamo sollevato in un’interrogazione alla Ministra Lorenzin, ci troviamo di fronte ad un piano deludente,  elaborato con forte ritardo, e con deboli indicazioni di intervento, per far fronte a quella che l’OMS definisce un’emergenza planetaria al pari dell’Aids e dell’ebola che già oggi costa al nostro paese tra 5000 e 7000 morti all’anno.

Il nostro Paese si è guadagnato la maglia nera in Europa per consumo di antibiotici: il terzo per consumo negli allevamenti intensivi con più del doppio di antibiotici della media europea, con conseguenze tristemente prevedibili e la possibilità di compromettere anche i più banali interventi chirurgici nel prossimo futuro.

Quale la proposta del Ministro visto l’allarmante scenario? Ridurre gli antibiotici negli allevamenti del 30%, mentre in altri Paesi europei si adottano piani di riduzione fino al 70%. Ma c’è poi un altro grave problema: l’uso spregiudicato e senza ricetta veterinaria degli antibiotici negli allevamenti rende molto difficile avere dati precisi sul consumo veterinario. Per questo con la nostra interrogazione, chiediamo al Ministro su cosa sia basata questa stima, su quali dati di consumo, raccolti da chi e con quale metodo?

Il target di riduzione del consumo efficace dovrebbe puntare almeno al 70% entro il 2020 inoltre dovrebbe prevedere che qualsivoglia uso di antibiotici di importanza critica per l’uso umano sia assolutamente vietato per l’uso animale. Obiettivi possibili, considerando gli impegni assunti da altri paesi europei. Ci chiediamo inoltre perché, come abbiamo più volte sollecitato, il piano non abbia previsto il coinvolgimento, nei tavoli tecnici, delle associazioni che rappresentano la società civile e lavorano per il benessere degli animali.

Ma so bene queste domande cadranno nel vuoto. Del resto appare sempre più evidente che il vero interesse di questo Ministro non sia per la salute dei cittadini……ma per quella delle lobby.

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