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Biologico: non facciamo di tutta l’erba un fascio

Il biologico in Italia è in continua crescita. Secondo i dati dell’ultimo rapporto Bio Bank, la banca dati del biologico, e di Sana 2016, Salone del biologico e del naturale (a cui ho avuto il piacere di partecipare come ospite) negli ultimi anni la spesa è diventata sempre più green, con 7 famiglie su 10 che mettono nel carrello alimenti biologici, e con un livello di quotidianità elevato, con il 25 per cento dei consumatori che ogni giorno o quasi mangiano biologico.

A questi numeri che riempiono di gioia si contrappongono quelli snocciolati da Report nella puntata della settimana scorsa “Bio-illogico“: aumentano sì i consumatori di prodotti bio ma al contempo lievitano anche le importazioni di questi prodotti dall’estero e le truffe che gli ruotano attorno, come i casi di falso bio e le certificazioni comprate o errate.
Vedere questo servizio mi ha messo molta tristezza. Tristezza e rabbia perché io credo fermamente che una agricoltura sostenibile sia l’unica su cui puntare per incentivare la nostra economia, tutelare la nostra salute e garantire un futuro alle prossime generazioni.(link a post agroecologia?)
Temo quindi che queste ombre sul biologico compromettano la reputazione di una categoria che invece deve essere incentivata e protetta, anche e soprattutto dalla concorrenza falsa e sleale.

Nel biologico italiano ci sono tantissime realtà pulite che per prime denunciano questi casi. Ma molto spesso si trovano sole di fronte a un governo che più che garante delle eccellenze biologiche italiane è complice dei soliti furbetti. Anche perché non di rado, con questi furbetti, ci va a braccetto.

Come è successo nel caso di Andrea Olivero, Vice ministro alle politiche agricole alimentari e forestali con delega al Biologico, che ha scelto come capo segreteria Enrico Maria Pollo, direttore della Società Archimedes che fa consulenza aziendale in Italia, Romania, Ucraina, Serbia, Montenegro e Russia. Secondo quanto ricostruito da Report Pollo avrebbe rapporti di consulenza con Gianpaolo Romani, imprenditore sospeso in Romania e coinvolto pesantemente in una inchiesta su truffe e frode alimentari della magistratura di Pesaro per aver venduto una partita di frumento presunto falso bio alla Sedamyl di Saluzzo, grossa azienda, certificata da Ecogruppo.

Si tratta di un conflitto di interessi che gli italiani pagano due volte: da un lato i consumatori che spesso sono pronti a spendere anche più soldi per mangiare prodotti bio e poi si ritrovano sulla tavola alimenti che possono contenere ogm, pesticidi e sostanze tossiche. Dall’altro i nostri produttori onesti che vedono la loro immagine sporcata da queste notizie e che rischiano per questo di perdere parte del loro fatturato.

Anche per tutelare queste realtà come Movimento 5 Stelle abbiamo presentato due interrogazioni parlamentari al presidente Renzi e al ministro Martina per sapere se hanno intenzione di chiarire la posizione di Andrea Olivero nel rapporto con Enrico Maria Polli, per sapere cosa intendono fare per garantire la massima trasparenza sui processi di certificazioni dei prodotti bio. (LInk)

 

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