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Carlo Rubbia, nemico del clima

Il premio Nobel e neosenatore a vita Carlo Rubbia, per cui i cambiamenti climatici in corso sembrano solo un’illusione da anime belle, ritiene molto competitivo lo sfruttamento di gas naturale.

Tanto da portare gli Stati Uniti come esempio virtuoso a livello globale, sia in termini di riduzione dei costi che di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Che gli Usa non siano un modello positivo per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico è una cosa che diamo per scontata. Per quanto riguarda l’abuso di gas che si è fatto laggiù, sono addirittura un milione e mezzo gli scienziati che hanno allertato l’amministrazione Obama sul fatto che lo shale gas possa avere livelli di emissioni climalteranti molto superiori a quelle previste (senza parlare dei consumi e dell’inquinamento delle acque).

Che gli Usa non siano da imitare nemmeno per quanto riguarda la gestione dell’energia, invece, lo dimostra il fatto che il tanto vantaggioso sfruttamento dello shale gas in realtà non lo è già più.

“Con lo sviluppo del gas naturale le energie rinnovabili si trovano in una situazione estremamente difficile”, sentenzia il Nobel Rubbia.

Perché, viene da chiedersi allora, le rinnovabili hanno avuto un enorme sviluppo anche senza gli incentivi degli scorsi anni?

In Italia, ad esempio, dove secondo i dati Terna hanno coperto nel 2014 il 37,5% della domanda annuale (il fotovoltaico ha contribuito da solo al 7,5% della domanda elettrica: 36 volte più di soli 6 anni fa).

O in paesi come la Germania, prima economia e nazione più energivora d’Europa, in cui quelle rinnovabili sono diventate sempre nel 2014 la prima fonte di energia?

Carlo Rubbia ritiene che possa esserci una soluzione tecnologica a tutti i problemi, incluso ovviamente quello dell’energia.

Secondo me, invece, prima dell’ossessiva fede nella tecnosfera può e deve venire dato spazio al semplice buonsenso.

Come quello che suggerisce, prima di sviluppare o sfruttare una qualsiasi nuova tecnologia o risorsa energetica, di smettere di sprecarne così tanta.

Prima viene l’efficienza, poi le rinnovabili.

Lo shale gas lo lasciamo invece a Rubbia e a tutti coloro che, per mantenere competitive sul mercato le trovate americane, si sono addirittura inventati brutture quali il TTIP.

Che, fra le altre cose, porterebbe l’Europa ad importare shale gas e shale oil che gli americani non riescono già più a piazzare su altri mercati.

La smania di Rubbia nel promuovere il gas non si riesce bene a capire.

Forse è legata al programma che, come lui stesso afferma, sta portando avanti sullo sviluppo di questa risorsa?

Se è così, non è molto carino farla passare come la soluzione ai problemi energetici europei solo perché si hanno degli interessi in quel campo.

Se non è così, invece, viene da chiedere al professor Rubbia perché mai dovremmo importare gli scarti fossili americani, quando da noi le rinnovabili hanno una diffusione tale da renderle finalmente più competitive.

Mirko Busto – cittadino alla Camera dei deputati

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