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Che cos’è il TTIP?

Come sapete, al TTIP ho dedicato una intera sezione del mio blog. Trovo infatti inaccettabile che alcuni personaggi fra Washington e Bruxelles decidano (sulle nostre teste e a nostre spese) di devastare l’ambiente e di erodere i diritti dei lavoratori modificando la legislazione europea sul modello Usa. Il tutto segretamente, e per l’interesse di pochi gruppi multinazionali.

Nel corso di queste settimane estive, però, ho notato che molte persone ancora non hanno idea di cosa sia, questo TTIP. Prima di proseguire, quindi, mi sembra opportuno riassumere in poche righe il concetto, spiegando di che si tratta.

Il TTIP, acronimo di Transatlantic Trade and Investment Partnership, è un trattato di libero scambio che la Commissione europea sta negoziando con il governo statunitense e quello canadese per abolire quasi tutti i dazi doganali e ridurre gli “ostacoli non tariffari al commercio”.

In pratica, si tratta di rimuovere quei regolamenti e quelle leggi che proteggono i consumatori e l’ambiente, ma che comportano un costo per il commercio e un limite alla presunta crescita economica a cui questo porterebbe.

Quali sono i rischi?

L’Unione Europea si basa su alcuni principi che gli Stati Uniti non condividono. Uno di questi è il principio di precauzione: basta il dubbio che di un prodotto o un processo siano nocivi per sospenderli temporaneamente.

Daniela Aiuto, Parlamentare europea del M5S, fa qualche breve esempio sul suo blog per far capire meglio la cosa:

TTIP e Agricoltura

L’UE si basa sul principio precauzionale (per cui non posso usare qualcosa se ci sono dubbi che faccia male). Il TTIP presenta un rischio concreto per il nostro mercato perché applicherà pressione sui nostri paesi per cambiare la legislazione che impedisce il cibo OGM in molti paesi UE.

TTIP e industria (il caso dei veicoli)

Il TTIP potrà forse beneficiare i produttori di veicoli top di gamma come i tedeschi, ma comporterà seri svantaggi per i produttori di altri paesi che potrebbero vedere erose le loro quote di mercato da produttori americani. Il TTIP presenta pochissimi vantaggi per l’Europa e quei pochi vantaggi non sono equamente distribuiti in Europa.

TTIP e privatizzazioni

Il TTIP si estenderà probabilmente sui servizi pubblici di uno Stato. La sanità e i trasporti potranno essere aperti per gli investimenti americani in Europa. Le grandi assicurazioni americane si sfregano le mani all’idea di una sanità privata in Francia, UK e Italia. Altre privatizzazioni potranno riguardare l’erogazione di servizi pubblici come l’acqua. Queste privatizzazioni rischiano di essere irreversibili a causa della clausola ISDS (vedi sotto).

TTIP e ISDS

Il TTIP contiene una clausola chiamata ISDS. Questa clausola permette alle multinazionali di portare gli Stati in giudizio di fronte a un tribunale internazionale (arbitrato). Questo permetterebbe alle multinazionali di fare causa agli Stati per ogni decisione di politica pubblica (es. una legge) che nuoce ai loro interessi. Es. L’Italia vieta di vendere cibo spazzatura ai bambini sotto i 3 anni e la McDonald ti fa causa.

TTIP e ambiente

La clausola ISDS contenuta nel TTIP potrebbe essere utilizzata dalle multinazionali per ottenere risarcimenti in seguito a decisioni delle autorità pubbliche che le danneggiano. Es. Un paese decide di chiudere le centrali nucleari e una multinazionale americana dell’energia le fa causa per i profitti che potrebbe perdere.

Avete capito adesso perché i negoziati sono generalmente segreti?

In gioco ci sono degli interessi enormi, ecco perché gli stessi negoziati stanno subendo dei ritardi. Altro motivo dei continui rinvii che per fortuna il TTIP sta subendo da ormai un anno è che alcune informazioni riguardanti queste porcherie sono venute allo scoperto, e l’opinione pubblica europea non sembra essere d’accordo, ovviamente.

La mobilitazione dei cittadini e l’impegno di pochi ma buoni politici ed associazioni per far sì che questa vergogna non abbia un seguito sono quindi fondamentali. Prepariamoci, dunque, perché la parte più complessa dei negoziati stessi sarà affrontata a partire da settembre 2015.

“Un accordo finale potrebbe arrivare per il 2016, anche se le forze che si oppongono al TTIP (incluso il M5S) potrebbero riuscire a ritardarne ancora l’approvazione o a farlo saltare del tutto”, scrive la nostra eurodeputata: “La Commissione ostenta una finta trasparenza, ma nasconde le questioni più importanti sia ai parlamentari che ai cittadini”.

Ecco perché vi staremo addosso. Soprattutto nei mesi a venire!


Se volete approfondire l’argomento, visitate e seguite il sito della Campagna Stop TTIP Italia.

 

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