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Cicloturismo, occupazione e mentalità

Parlare di mobilità sostenibile richiederebbe un blog a parte, quindi mi vorrei focalizzare sull’esempio che, secondo me, evidenzia al meglio le enormi possibilità racchiuse in una concezione di spostamento più sostenibile: il cicloturismo.

Come dice la parola, cicloturismo combina la ciclabilità, modalità di trasporto individuale sostenibile, a zero emissioni, silenziosa e a basso consumo di spazio, al turismo eco-compatibile. Gli spostamenti in bicicletta, più di altri, possono infatti aiutare ad affrontare numerose sfide sociali presenti e future, in quanto hanno un impatto positivo sull’ambiente, sul clima, sulla qualità della vita nelle città e sulla salute delle persone. Ma anche sull’economia e l’occupazione.

Ci sono molti ottimi esempi da seguire, in Europa, per valorizzare al meglio le opportunità legate al cicloturismo. In Germania, ad esempio, si sta investendo su di esso da almeno vent’anni, e sono state realizzate dorsali cicloturistiche per 50.000 chilometri. I risultati di queste scelte sono impressionanti: oggi il solo cicloturismo regge in Germania un’economia di oltre 4 miliardi di euro all’anno, mentre tutto il settore della bicicletta ha oggi circa 300.000 occupati a tempo pieno e un’economia da 16 miliardi annui.

La Germania crede molto nella mobilità ciclabile, ed è anche per questo che pubblica il National Cycling Plan 202o, in cui non c’è solo la rendicontazione sulla mobilità ciclabile, ma anche informazioni che possono portare i cittadini a svolgere il compito forse più difficile: cambiare il proprio approccio e le vecchie posizioni ideologiche nei confronti della bicicletta, quelle che non gli permettono di vedere le innovazioni che le stanno dietro.

I numeri elencati poco fa sull’occupazione legata alla mobilità ciclabile, ad esempio, sono argomenti forti che fissano nell’immaginario una visione non solo positiva ma anche meno settoriale e amatoriale della mobilità ciclabile.

Sono già molti gli istituti di ricerca, le università, le organizzazioni internazionali che hanno prodotto rapporti tecnici che hanno fatto conoscere i vantaggi del cicloturismo: un’altra strategia per fare cultura e per mettere a disposizione materiali con cui costruire argomenti e sostenere decisioni. Il Transport, Health and Environment Pan-European Programme (THE PEP), il partenariato sui posti di lavoro nel settore dei trasporti “verdi e sani”, ad esempio, sta esplorando il potenziale di creazione di posti di lavoro in un sistema di trasporti appunto più efficiente e sostenibile.

In particolare, una recente pubblicazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (del 2014) si concentra sulla potenziale creazione di occupazione nel trasporto pubblico, in bicicletta e a piedi. L’analisi dei dati disponibili suggerisce che queste modalità potrebbero essere importanti datori di lavoro e collaborare all’implementazione della cosiddetta “green economy”. Secondo lo studio, se in ogni Paese membro dell’Unione europea almeno una città adottasse lo stesso sistema ciclabile di Copenhagen, verrebbero creati circa 76.600 posti di lavoro. Non solo, ogni anno potrebbero essere evitati circa 10.000 decessi grazie ai benefici per la salute derivanti dal ciclismo. Cifre che in realtà sono addirittura sottostimate, ma che rendono bene l’idea di ciò che vorrei dire.

Perché è stata presa a modello una città come Copenhagen? Perché pur avendo già ottenuto degli ottimi risultati in termini di riduzione del traffico e di promozione della mobilità sostenibile, ha appena dato vita ad un piano ancora più ambizioso. E vuole pure diventare entro il 2025 la prima capitale “carbon neutral”, ossia a zero emissioni di CO2!

E la cosa è assolutamente fattibile, come ho sentito spiegare a Casper Harboe, impiegato presso la municipalità danese. L’importante è focalizzare l’attenzione sulle infrastrutture, ma anche sugli stili di vita dei cittadini. Se da una parte il Comune costruisce ponti e piste ciclabili che permettano a sempre più persone di evitare l’uso dell’auto, e in inverno rimuove la neve “prima dalle piste ciclabili che dalle strade”, dall’altra aiuta e porta letteralmente le persone a preferire la bicicletta. Anche a suon di tassazioni.

A Copenhagen ci sono 5 bici per ogni auto, ma attenzione, i motivi non sono necessariamente legati a una maggiore coscienza ambientale dei danesi. Generalmente si tratta di mera convenienza economica. Per la maggior parte dei cittadini della capitale danese, che seppur più piccola di Roma si trova ad affrontare l’arrivo di circa mille nuovi cittadini ogni mese, la bicicletta è preferibile perché “easy and cheap”, secondo Harboe, non perché “eco-friendly”. Sì, perché oltre a non avere costi di assicurazione, carburante, ecc., c’è da considerare che un’auto, in Danimarca, può anche costare in tasse il 180% del prezzo dell’auto stessa – mentre per le auto elettriche non si pagano tasse.

Nella capitale danese colpisce in effetti l’incredibile quantità di biciclette che si vedono in giro (solo Amsterdam la batte, in generale): per più del 35% degli abitanti di Copenhagen la bici è il principale mezzo di trasporto. Basti pensare che nelle ore di punta solo sul ponte della regina Luisa, il Dronning Louise’s Bro, transitano quotidianamente circa 35 mila bici. Certo, il terreno è perlopiù pianeggiante, ma ciò che incentiva queste scelte è soprattutto la mentalità dei cittadini.

Proviamo a immaginare cosa succederebbe in Italia, se si proponesse di aumentare le tassazioni per l’auto per disincentivarne l’uso. O pensiamo alle reazioni dei commercianti, quando un sindaco o un Comune decidono di chiudere al traffico alcune zone del centro cittadino. Bene, la nostra incapacità di sfruttare i molti benefici della bicicletta e del cicloturismo partono proprio da lì.

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