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Come manipolano le informazioni sul TTIP

Le trattative sul TTIP hanno avuto sin dall’inizio una caratteristica: le informazioni a loro riguardo sono sempre state tenute segrete. O, nel migliore dei casi, rivelate in modo parziale, approssimativo o addirittura falso. A vincere il record di informazioni scorrette o manipolate sono però, neanche a dirlo, il governo italiano e alcuni suoi ministeri.

Sì, perché il governo dell’Italia che riparte, dell’economia che cresce all’infinito, dell’occupazione che schizza alle stelle, del Jobs Act e mille altre balle del genere, per tutto ciò che potrebbe portare a un beneficio per il nostro Paese e la sua economia sembra avere una vera e propria allergia (a meno che questi benefici non siano riservati anche a parenti, amici e amici degli amici). Un’allergia di cui soffrono anche intere commissioni parlamentari, come quella dell’Agricoltura della Camera dei Deputati.

Un problema non da poco, anche perché pur di soddisfare il perverso bisogno di accontentare gli “amici” di Washington, disposti a tutto pur di diffondere il loro petrolio e le loro merci spazzatura in tutta Europa, i nostri dipendenti sono disposti anche a mentire, e spudoratamente. Ovviamente a discapito delle imprese italiane.

Come rivela la Campagna Stop TTIP Italia, infatti, “Sempre più si sta assistendo a una vera e propria manipolazione dei dati, che lascia cittadini e parlamentari in un’asimmetria informativa molto rischiosa, oltre che eticamente inaccettabile”. Un esempio su tutti: la questione agroalimentare, quella forse che racchiude in sé i rischi più insidiosi per la nostra salute, e che allo stesso tempo porterebbe l’Italia alle perdite più consistenti, se il TTIP passasse.

Secondo un documento del Parlamento europeo del 2014, gli impatti del TTIP sull’agroalimentare e l’occupazione europei sarebbero a dir poco deleteri. A pagina 11, infatti, viene scritto (in inglese): “A 25% reduction of NTMs (with exceptions) across the board and a full phasing-out of tariff protection would increase additional transatlantic trade by about 40%. Effects in the agri-food sector would be stronger, with EU exports to the US increasing by about 60% and EU imports from the US by about 120% up to 2025”.

All’audizione della XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, alcuni mesi fa, è stato invece scritto (a pagina 63 del pdf) che: “Recenti studi d’impatto hanno stimato che ad una riduzione del 25% delle barriere non tariffarie, accompagnata dall’azzeramento di quelle tariffarie, corrisponderebbe una crescita dei volumi scambiati tra i due player superiore al 40%, con un incremento delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti di circa il 120%”.

Esattamente il contrario di ciò che è stato stimato! Quello che aumenterebbe del 120% circa sarebbero le importazioni dell’Ue, e non le esportazioni.

Dare le corrette informazioni ai cittadini, anche evitando traduzioni dall’inglese arbitrarie ed evidentemente in cattiva fede, è l’unico modo per permettere di capire davvero se il TTIP è quello che ci raccontano oppure no.

Ma ai signori che credono di avere già deciso per noi che le porcherie Made in Usa possono invadere le nostre tavole e i nostri mercati non hanno considerato un semplice fatto: noi non siamo un branco di idioti, capiamo l’inglese anche meglio di loro e non permetteremo che continuino a fare i loro sporchi affari sulla nostra salute e i nostri diritti.

Il Movimento 5 Stelle in Commissione agricoltura e il M5S Europa stanno seguendo da vicino queste ambigue trattative, e faranno sempre in modo di rivelare tutto ciò che gli altri partiti, il governo Renzi e alcuni ciarlatani residenti a Strasburgo, Bruxelles e Washington vorrebbero invece evitare di farci sapere.

No TTIP, né ora né mai!

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