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Così uccidiamo i mari!

Riserve ittiche svuotate del 90 percento in soli 60 anni e collasso di tutte le specie pescabili entro i prossimi 30. Sono solo due degli effetti devastanti che la nostra dieta da una parte e la sete di profitto dall’altra hanno provocato nei mari di tutto il pianeta.

L’inattività legislativa, la quasi assenza (in percentuale rispetto alle dimensioni degli oceani) di aree marine protette e il mancato rispetto delle poche regole esistenti potrebbe infatti risultare irreparabile già entro la metà di questo secolo. L’allarme è stato lanciato da diverse associazioni ambientaliste, come Greenpeace, Wwf e Oceana, anche se non sembra interessare a molti.

E le Istituzioni? In Italia, silenzio quasi totale, come al solito. In Europa, un timido passo in avanti. Dal primo gennaio di quest’anno, infatti, nelle acque di tutta l’Ue è stata vietata l’assurda pratica con cui si rigetta in mare gran parte del pescato in quanto non conforme alle più redditizie richieste di mercato.

Secondo Greenpeace International, che ha monitorato la situazione nei mari del centro-nord europeo, il problema è legato soprattutto alle «Monster boats»: navi dalle enormi capacità di pesca che, in una singola spedizione, rigettano in mare quantità di pesce sufficienti a sfamare per una settimana una città di 250mila abitanti.

Con l’uso di enormi reti a strascico fino a 23mila metri quadrati di estensione e a causa dell’ignobile discarding, per ogni chilo di gamberetti pescato in mare aperto, ad esempio, si rigettano in mare senza vita tutti gli altri pesci che queste enormi reti pescano accidentalmente insieme ai gamberetti stessi: è il cosiddetto bycatch, ossia l’80-90% del pescato. In altre parole, per ogni chilo di gamberetti vengono catturati e uccisi inutilmente altri 9 chili di vita marina.

“Per decenni l’Unione europea e i suoi Stati membri hanno permesso alle loro flotte industriali di aumentare la pesca fino a un livello insostenibile”, denuncia Greenpeace nel rapporto «Monster boats. The scourge of the oceans»: “La maggior parte di queste flotte sono finanziate con i soldi dei contribuenti europei, ma i guadagni finiscono nelle tasche di un ristretto gruppo di operatori del settore”.

Chi l’avrebbe mai detto.

Qui però non si tratta solo di pagare, ma di restare a breve senza più vita nei mari! Ci rendiamo conto di cosa significherebbe, o siamo così lobotomizzati da non capire più la gravità di certe cose?

Invece che mangiare pesce, devsatando i nostri mari e arricchendo dei veri e propri cirminali, cambiamo la nostra dieta, facendo a meno di tutto ciò che, per finire nel nostro piatto, viete brutalmente ucciso!

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