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Dopo Expo? Solo degrado e desolazione

Negli ultimi mesi abbiamo parlato qualche volta di Expo Milano 2015, anche se né io né gli altri amici e colleghi del M5S ci abbiamo mai voluto mettere piede per principio. Troppi soldi pubblici sprecati, troppa corruzione, troppe devastazioni ambientali, legate soprattutto alla cementificazione selvaggia e al prosciugamento delle risorse idriche della regione che la ospita. Ma anche un’offesa a chi davvero lo nutre, il pianeta: i piccoli agricoltori. Oggi, a quasi un mese dalla sua chiusura ci si chiede finalmente, e con una certa inquietudine: cosa resterà di questo insensato baraccone in cartongesso?

Forse non se ne sono ancora resi conto, presi come sono dalla sbornia di vetrine fotografiche, reciproche pacche sulle spalle e strette di mano. Ma Matteo Renzi, il ministro Maurizio Martina e gli altri signori che hanno promosso un evento utile solo a far pubblicità ai grandi gruppi dell’agribusiness (compromettendo invece l’agricoltura in un’aera, quella a nord-ovest di Milano, già eccessivamente urbanizzata e industrializzata), prima o poi dovranno fare i conti con la realtà.

E dovranno chiedersi, come facciamo in tanti anche da prima del circo Expo: cosa resterà dopo?

Io un’idea ce l’avrei, ben lontana dagli “innovativi parchi ludico-creativi” dalle riconversioni dei padiglioni, dalle fiere, dalle mostre permanenti e dalle altre balle che stanno facendo circolare per farci credere che questo enorme spreco di risorse possa avere un futuro. Rimarrà una enorme e desolante distesa di cemento, popolata qua e là di qualche struttura lentamente corrosa dal tempo.

Del resto, è quasi sempre andata così. Fatevi ad esempio un giro a Torino, dove le grandiose Olimpiadi invernali del 2006, oltre a far diventare il capoluogo piemontese la città più indebitata d’Italia, hanno lasciato in eredità palazzi, palazzetti e strutture varie che ora sono lì a sgretolarsi, appunto.

Un problema che non riguarda solo l’Italia. Un interessante resoconto fotografico di Wired mostra come, in molte altre parti del mondo, le varie Esposizioni Universali hanno lasciato solo degrado e abbandono. Sono partite quasi tutte parlando in qualche modo di sostenibilità e natura, ma hanno lasciato solo debiti e un ambiente compromesso.

Cosa è rimasto dunque delle scorse fiere universali? “Dalle desolanti Hannover e Siviglia ai parchi delle prime Esposizioni, passando per Torino, Genova e Roma – scrive Wired, sono “pochi i promossi e tanti i bocciati”. Ma almeno alcune di queste furono edificate su precedenti zone fieristiche o industriali, al contrario di quella attuale milanese, che ha mangiato spazi enormi di preziosi terreni agricoli.

Ora, pensiamo davvero che un’Expo in mano a Renzi e alla sua cricca possa essere promossa? L’unica cosa che sarà in grado di fare, sarà quella di farci perdere altri soldi, ve lo garantisco.

No, non sono il solito “grillino” disfattista e pessimista, come direbbero alcuni cervelloni interessati. Sono solo realista. E soprattutto faccio tesoro di ciò che ho visto per un’intera vita: un paese gestito coi piedi, e con i soldi e la fatica di una parte dei suoi cittadini. Di sicuro non quella al governo.

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