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Due anni fa la tragedia del Rana Plaza

Sono passati due anni dalla tragedia del Rana Plaza, la fabbrica-lager in Bangladesh che, crollando, ha causato la morte di ben 1.100 persone. Schiavi sottopagati che stavano producendo vestiti destinati ai grandi marchi europei e occidentali, come Walmart, Mango, o l’italiana Benetton. Sì, perché queste persone non producono solo le magliette che troviamo a un euro, ma anche i capi che paghiamo profumatamente. Loro vengono a malapena pagati, noi spendiamo un sacco di soldi. Dove finisce tutto il guadagno, è facile immaginarlo.

Di queste 1.100 vittime, 130 risultano ancora disperse, e altre 300 sono state sepolte in fosse comuni in quanto impossibili da identificare. Ma spesso ai parenti di questi morti non tocca solo lo strazio del lutto, viene anche negato di ottenere un indennizzo.

Dopo quella tragedia, infatti, l’Onu ha creato un fondo per risarcire i feriti, i superstiti e le famiglie delle vittime: “Il Rana Plaza Trust Fund finora ha risarcito circa 10 milioni di dollari, molti dei quali arrivano da donazioni delle aziende coinvolte”, spiega Il Sole 24 Ore. Peccato che, in realtà, quando ci sono, questi indennizzi fanno fatica ad arrivare, oppure sono ridicoli.

“Siamo preoccupati per il recente annuncio di Benetton di voler versare nel Fondo per i risarcimenti per le vittime del Rana Plaza appena 1,1 milioni di dollari, a fronte della nostra richiesta di almeno 5 milioni di dollari”, scrive la Campagna Abiti Puliti: “Il contributo limitato di Benetton lascia le famiglie delle vittime ancora senza un adeguato risarcimento, confermando la crisi finanziaria del Fondo, a cui mancano ancora 6 milioni di dollari per raggiungere il totale previsto”.

Perché Benetton dovrebbe versare questi soldi? Perché, secondo Abiti Puliti, a suo tempo si è tenuta gli enormi ricavi provenienti dalla produzione ma non ha contribuito a investire sulla sicurezza della fabbrica crollata, da cui appunto si riforniva.

“È importante ribadire, e questo è un fatto, che nonostante il significativo rapporto con la fabbrica New Wave Style, Benetton non abbia applicato la dovuta diligenza per accertare la sicurezza dell’edificio: se l’avesse fatto il Rana Plaza non sarebbe crollato”, scrive sempre Abiti Puliti: “Già solo per questo, Benetton è responsabile della morte e della mutilazione di migliaia di persone e deve aumentare il suo contributo prendendo anche in considerazione l’opportunità di versare gli altri 6 milioni di dollari che mancano nel Fondo”.

Facciamo molta attenzione a ciò che acquistiamo. Una semplice camicia o un paio di pantaloni, infatti, potrebbero trascinarsi inaccettabili storie di sfruttamento, diritti calpestati e devastazioni ambientali. Basti pensare agli impatti della coltivazione intensiva di cotone. Ma su questo discorso torneremo più avanti.

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