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ENEL, ENERGIA MACCHIATA DI SANGUE

Il viaggio del carbone dalla Colombia all’Italia è un percorso di violenza e morte che avviene nel silenzio dei media e con il benestare della politica. Quello del carbone è un mercato macchiato dal sangue dei colombiani in cui a farla da padrone sono la società statunitense Drummond e la svizzera Prodeco, entrambe in accordi con le maggiori compagnie energetiche europee, ENEL inclusa. Accordi a dir poco imbarazzanti, visto che i due giganti del carbone sono stati ripetutamente accusati di gravissime violazioni dei diritti umani e di aver commissionato omicidi e torture di sindacalisti e abitanti delle aree circostanti le loro miniere.

Come Movimento 5 Stelle nelle scorse settimana abbiamo incontrato Mayra Mendez Barboza, figlia di Candido Jose Mendez, ex lavoratore della Drummond, ucciso il 19 febbraio del 2001 a Cruce De Chiriguana nel Cesar, in Colombia, dal Blocco paramilitare Juan Andrés Alvarez delle Autodefensas Unidas (Frente Jaa). Con lei, vi erano Rodrigo Rojas e Wouter Kolk, due responsabili della Ong Pax, che da oltre sessant’anni lavora nelle aree di conflitto e post-conflitto per accompagnare le comunità nel loro progetto di ricostruzione. I responsabili di Pax ci hanno raccontato il rapporto «Il lato oscuro del carbone» che hanno pubblicato nel luglio 2014, dopo anni di ricerche, e che mette in luce le responsabilità delle grandi imprese Drummond e Prodeco nel paramilitarismo, a cui avrebbero fornito supporto finanziario e materiale, e informazioni sulle vittime da eliminare.

Con loro c’erano anche i fondatori di Re:Common, un’associazione che si batte per sottrarre al mercato e alla finanza il controllo delle risorse naturali. Da circa due anni, l’associazione lavora sul tema dell’estrazione del carbone in Colombia e nei giorni scorsi ha diffuso il rapporto «Profondo Nero», e un video-documentario dal titolo «La via del carbone».
L’incontro è stato intensissimo e sconcertante. Solo nel Cesar sono state ammazzate 3.100 persone con omicidi mirati, 500 sono rimaste vittime di massacri e 240 di sparizioni forzate, attribuite tutte ai paramilitari del Frente Jaa. Nella zona mineraria del Cesar, la violenza dei paramilitari ha inoltre causato non meno di 59.000 vittime di espulsioni forzate. Il rapporto di Pax ha ufficialmente identificato 865 persone uccise dal Frente Jaa. In tutti questi anni, il compito dei paramilitari è stato quello di difendere gli interessi e la proprietà delle elite locali dall’azione organizzata dei contadini e della guerriglia. Un’attività che prosegue anche dopo la loro dissoluzione ufficiale, perché i paramilitari hanno solo cambiato nome.
Fatti confermati anche da diverse inchieste (tra cui gli articoli dell’Espresso del 5 maggio 2016 e del Manifesto dell’8 maggio) che riportano le confessioni di ex capi militari che hanno dichiarato che i finanziatori e i mandanti delle uccisioni fossero proprio le stesse multinazionali che controllano il mercato del carbone e che hanno svelato illiceità nel commercio del carbone tra paradisi fiscali, offshore e società anonime. Secondo i ricercatori di Re:Common il 95% del carbone venduto dalla Drummond passa da una società con sede alle Cayman, che trattiene a volte fino al 50% del profitto, e parte per i porti di Amsterdam, Rotterdam e Anversa. Mentre lì viene caricato su navi da 80mila tonnellate e smistato in mezza Europa, i soldi per pagarlo volano in una casella postale a Cricket Square, nel cuore finanziario delle Cayman.
Intanto in Colombia le violenze continuano. E chi denuncia molto spesso paga con la vita. Ma nonostante il rischio quotidiano, Mayra ha scelto comunque di battersi per avere giustizia e per mettere la parola fine a questa strage. Per questo è arrivata in Italia. Per questo avrebbe voluto incontrare i rappresentanti di Enel e per questo aveva chiesto anche un incontro al Ministero dell’economia e delle finanze, principale azionista proprio di Enel. Da nessuno ha avuto risposta. Gli unici rappresentanti delle istituzioni italiane ad aver accettato di incontrare la delegazione colombiana siamo stati noi dei 5 Stelle. Un fatto increscioso!
Ieri c’è stata l’assemblea degli azionisti Enel. E in quell’occasione Francesco Starace, l’Ad di Enel, non ha potuto tirarsi indietro e dopo aver ascoltato la denuncia fatta dai membri di Pax Foundation (azionista in assemblea) ha dichiarato che il gruppo potrebbe rinunciare alle forniture di carbone dalla Colombia che sono affidate alla compagnia americana Drummond, se le violazioni dei diritti civili fossero verificate.
Essendo così, come M5S abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere a Enel di sospendere ogni tipo di rapporto commerciale con le compagnie minerarie colluse e per chiedere che siano verificate le supposte illiceità finanziarie in merito al commercio del carbone tra Colombia ed Italia. E’ ora che le famiglie delle vittime del carbone abbiano giustizia. E’ ora di fermare la violenza in Colombia ed è ora che Enel si prenda le proprie responsabilità.
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