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ENI devasta il clima anche se tinta di verde

Ormai è una moda che ha contagiato tutto il mondo, soprattutto quello occidentale: si fa a gara a più è più “verde”. Una mania che ha preso molte aziende, all’improvviso. E più l’impresa è grande, più si vuole far passare come green!

L’apice in questo senso lo si è raggiunto in campo petrolifero. Mi spancio ancora dalle risate pensando a BP, responsabile del disastro di cinque anni fa presso la piattaforma Deepwater Horizon, che da British Petroleum voleva cambiare il suo nome in Beyond Petroleum.

Ma non sono solo britannici o americani a praticare il greenwashing in ambito fossile. Anche l’italianissima ENI, azienda in parte statale che ha contribuito ad avvelenare il Belpaese e buona parte del globo, a partire dal delta del Niger, dopo avere reso Marghera (VE) un inferno tossico in Terra, ha deciso giustamente di convertirsi in chiave sostenibile. Come? Producendo presso lo stesso sito biodiesel da olio di palma! Un’azione da 200 milioni che ora vorrebbe ripetere, in nome dell’occupazione italiana, anche a Gela (CL).

Alla faccia della sostenibilità!

Alla ENI probabilmente non ha ancora detto nessuno che i cambiamenti climatici si provocano bruciando petrolio, sì, ma anche (e forse soprattutto) deforestando il pianeta. Sì, perché al colosso petrolchimico italiano è sfuggito un dettaglio: la coltivazione della palma da olio implica la distruzione delle foreste in paesi come Indonesia e Malesia.

L’olio di palma che ormai da più di un anno arriva a Porto Marghera dall’Indonesia, infatti, serve per produrre biodiesel nella raffineria dell’ENI e alimentare i poli chimici di Mantova, Ferrara e Ravenna, oggi peraltro ancora legati alla chimica del petrolio.

Nel 2015 questi impianti raggiungeranno una capacità di produzione di 500.000 tonnellate, e dopo la riconversione approvata a fine 2014, il sito industriale ENI di Gela (CL) diventerebbe la più grande raffineria ad olio di palma d’Europa, con una produzione stimata di 750 mila tonnellate di prodotto annuo.

“Assieme al suo azionista principale, lo Stato italiano, l’ENI vuole rafforzare la sua presenza nel prospero settore dei così detti biocombustibili. E nonostante ENI le definisca “bio” raffinerie verdi, questa conversione farà diventare ENI una delle compagnie leader anche della deforestazione”, denuncia Salviamo la foresta: “La raffineria di ENI, così come qualsiasi raffineria di biodiesel, non salva il clima, anzi, mette in pericolo le ultime foreste tropicali”.

Uniamoci alla petizione di questa Ong per chiedere al governo italiano e all’ENI di astenersi dall’uso dell’olio di palma industriale.

Renzi il fossile, ne sono certo, prenderà subito dei provvedimenti.

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