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EVA, nuovi modelli di società

A Pescomaggiore, alle porte de L’Aquila, sorge l’Eco-Villaggio Autocostruito (EVA). Lì, un gruppo di ragazze e ragazzi da qualche anno sta affrontando energicamente non solo la crisi, ma anche l’eventualità di doversene andare in seguito al terremoto di quel terribile 6 aprile 2009 che ha lasciato senza casa anche alcuni di loro. In Abruzzo si attende ormai da lungo tempo la ricostruzione, ma le risorse mancano e la speculazione regna sovrana. È per questo che alcune persone hanno deciso di riprendersi in mano il proprio futuro, ristabilendo una relazione virtuosa con il territorio e reinventando il concetto di casa. Nasce così l’eco-villaggio di case di paglia. La manodopera ce la mettono i cittadini, i materiali ce li mette il territorio, grazie alle risorse vegetali dei campi di cui dispone.

Pochi ingredienti per dare luogo a un esempio umano e civico senza precedenti. Cittadini che si auto-costruiscono delle abitazioni di legno e paglia, utilizzando esperimenti e modelli già collaudati in Germania e altri Paesi europei. Il tutto grazie alla loro buona volontà, ma anche a volontari che arrivano da altre parti d’Italia e d’Europa in un’esperienza umana molto interessante. Un esempio di sostenibilità e benessere, portato avanti con costanza alla faccia dei palazzinari che dominano il Belpaese, delle grandi opere e dell’onnipresente cemento, e una metafora di quello che potrebbe essere la nostra società. Che, spesso, funziona esattamente al contrario: divide, atomizza, vede con sospetto se non disgusto lo straniero, ma fa di tutto per staccarci dalle nostre radici e dai nostri territori.

I ragazzi di Pescomaggiore, molti dei quali precari che hanno trovato una dimensione sociale e lavorativa proprio in questo eco-villaggio, si aiutano nel lavoro, mangiano e parlano insieme, organizzano le proprie giornate in un clima di cooperazione e convivialità, ma soprattutto affrontano molte difficoltà che, paradossalmente, rappresentano un forte stimolo ad andare avanti. Cosa che il mondo circostante, invece, sotto molti aspetti non offre più.

Ma perché costruire proprio con la paglia? “Innanzi tutto per il suo potere coibentante”, spiega l’abitante di EVA Isabella nel film Presi per il PIL: “Una casa bene isolata ti permette di consumare meno e quindi di spendere meno. E per una precaria come me è un dettaglio da non trascurare. C’è poi il discorso della filiera corta, dato che la paglia può essere prodotta nei campi di grano qua intorno. Da non sottovalutare nemmeno il forte valore simbolico: le nostre case sono una chiara dimostrazione che, grazie alla paglia stessa, al tavolato e ad altri materiali, per costruire si può usare anche pochissimo cemento”.

Il modello dell’EVA, secondo Isabella, “non è una scelta così rivoluzionaria, né così estrema, avendo già visto realtà di questo tipo in altri Paesi. Se però ci fosse qualche politico più coraggioso in grado di proporre la cosa e portarla avanti non sarebbe male”. Le fa eco l’amica Claudia, per cui “è evidente che il modello di sviluppo che abbiamo seguito finora sta dimostrando di avere delle falle enormi”. E aggiunge: “Questo non vuol dire che è tutto sbagliato, ma è anche evidente che un nuovo modello ormai è da pensare”.

“Il fatto è che probabilmente non c’è un unico nuovo modello, ma la possibilità di applicarsi con più fantasia. Tutto questo è una bella sfida. Per questo non prenderei il momento che stiamo vivendo con la preoccupazione e le angosce di oggi rispetto alla crisi economica. Penso ci siano tante possibilità di inventarsi una nuova vita, anche e soprattutto per la nostra generazione: un nuovo tipo di famiglia, più allargata ed inclusiva; un nuovo modello sociale, meno atomizzato e più basato sulle relazioni e la comunità; un nuovo modo di concepire il lavoro e l’economia. Perché no? Inventiamoceli!”.

Facciamolo. Prima che sia troppo tardi.

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