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Faccio un VENTO, e ti cambio il clima!

Ci sono paesi che possono stare antipatici per vari motivi, come quelli legati alla finanza, o alla politica estera. Ma che, a differenza di altri (come il nostro), sanno valorizzare al meglio ciò che hanno, e non solo a scapito degli altri. Anzi, spesso facendo scelte che hanno ricadute positive sia sull’ambiente che sull’economia. Uno di questi paesi è la Germania, criticabile per molti motivi, ma non per il fatto di investire, da oltre vent’anni, sul cosiddetto “cicloturismo”.

In cosa consiste? Come dice la parola stessa, nel turismo collegato alla bicicletta. Oltralpe, infatti, sono state realizzate dorsali cicloturistiche per addirittura 50.000 chilometri, e oggi il solo cicloturismo (senza tutto l’indotto, diciamo) porta in Germania oltre 4 miliardi di euro all’anno.

In Germania tutto il settore della bicicletta ha 300.000 occupati e un’economia da 16 miliardi annui in totale, spiegava tempo fa in un’intervista Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano e responsabile del progetto VENTO, la pista ciclabile che corre lungo il Po e collega Torino a Venezia. “E non ditemi che sono pazzo a pensare che in Italia si possa investire in queste opere, opere grandi come le abbiamo classificate noi di VENTO”, afferma Pileri: “Non si sottovaluti questo settore e le sue potenzialità: con il costo di un paio di chilometri di autostrada si realizza una dorsale cicloturistica come VENTO: 679 km!”.

Abbiamo parlato recentemente della giornata dedicata alle ferrovie dimenticate, e di quanto girare per l’Italia (magari in bici) sia un’esperienza straordinaria. Perché allora dobbiamo rassegnarci a leggere o sentire cose del genere? Perché in questo Paese, invece, si deve rischiare la vita ogni volta che ci si mette ai pedali, o bisogna attendere anni di lungaggini, burocrazie, guerre di potere e dispetti campanilistici fra paesi e provincie per vedere la realizzazione di un progetto come VENTO? Una miniera di turismo avente il costo di 2 (due!) chilometri di una nuova autostrada, per giunta!

Ce lo immaginiamo cosa vorrebbe dire una pista ciclabile che passa proprio attraverso la cosidetta “Food valley” (Parma e dintorni)? Quanti turisti nordici, tedeschi e olandesi in primis, sarebbero disposti a caricare le loro biciclette sul tettuccio dell’auto o sul carrellino del camper per godere del nostro clima, visitare le nostre bellezze artistiche e paesaggistiche, magari assaporando le nostre note eccellenze enogastronomiche?

Forse troppi. E per accoglierli tutti ci sarebbe di sicuro qualche affarista con la proposta di costruire altre inutili e dispendiose autostrade. Da affiancare magari agli inceneritori (a Parma ne sanno qualcosa, appunto) e ai capannoni vuoti che invece abbiamo deciso di mostrare a chi si ostina a visitarci.

Altro che grande bellezza! Forse i film che varrebbe la pena guardare e premiare sarebbero altri. soprattutto in un paese immobile, in cui l’importante sembra solo illudersi di essere ancora negli anni ’60. Quelli di un boom che, purtroppo o per fortuna, non si ripeterà più. Mantenendo ovviamente la stessa mentalità di quegli anni, gli stessi vizi, lo stesso modo di affrontare la crisi economica, la politica, la vita. E illudendosi che anche gli altri attorno a noi stiano facendo lo stesso.

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