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Fracking, ennesimo conflitto di interesse Ue

L’Unione europea delle lobby ci sta provando in ogni contesto, a privilegiare l’industria a sfavore della sicurezza e della salute pubbliche. Dopo averne viste, lette e sentite di tutte negli ultimi tempi sui tentativi di Bruxelles di imporre gli Ogm ai cittadini europei (che generalmente di Ogm non ne vogliono neppure sentir parlare), oggi ci tocca anche constatare come, alla faccia della lotta ai cambiamenti climatici, questi signori vogliano dare il via libera al fracking in tutta Europa.

Secondo un’importante ricerca svolta da Friends of the Earth e Corporate Europe Observatory, infatti, nel gruppo di “esperti” che dovrà relazionare la Commissione europea sugli impatti ambientali degli “idrocarburi non convenzionali” sono presenti perlopiù uomini della lobby del fracking.

“Il gruppo è guidato da cinque presidenti”, ricorda il webmagazine Rinnovabili.it: “Due occupano ruoli dirigenziali nelle compagnie di trivellazione Cuadrilla e ConocoPhillips, due sono funzionari dei ministeri pro-fracking in UK e Polonia e l’ultimo è il direttore di IFP Energies Nouvelles, anche consulente della lobby continentale Shale Gas Europe”.

Guarda caso, Gran Bretagna e Polonia sono i due paesi più permissivi a livello di fratturazione idraulica. Tanto permissivi da avere già permesso di iniettare sostanze chimiche sottoterra fin sotto le case delle persone. Una cosa che, come abbiamo visto, Renzi e la sua combriccola fossile non vedono l’ora di riproporre in Italia.

Ci stanno provando con il diabolico TTIP, ora anche con gruppi di “esperti” che sono tali solo nel fare l’interesse dei loro padroni, invece che della collettività. E il bello, è che di questi esperti non sa mai niente nessuno.

Ecco perché, già alcuni mesi fa, il Mediatore europeo, carica istituzionale europea abilitata a ricevere le denunce di qualsiasi cittadino dell’Unione riguardanti casi di cattiva amministrazione nell’azione delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Ue stessa, ha chiesto la pubblicazione di questi esimi scienziati del fracking nel registro di trasparenza, denunciando “il percepibile squilibrio a favore degli interessi aziendali in alcuni gruppi e i potenziali conflitti di interesse degli esperti che partecipano titolo personale”.

L’industria vuole scrivere la politica delle Istituzioni europee sul fracking. Ma deve considerare che, per fortuna, non è ancora riuscita a comprare tutti.

Sempre vostro,

@MirkoBusto

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