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Galletti: Tuteliamo i lupi… ammazzandoli. Il M5S dice no!

Tutelare i lupi… ammazzandoli. È questo quello che afferma il nostro Ministro dell’Ambiente Galletti quando dice che

la ventiduesima azione del Piano Lupi prevede il prelievo del 5% del numero complessivo di questi animali sul territorio nazionale.

“Prelievo”, come lui stesso ha ammesso, significa “eliminazione”. E tutelare eliminando per me resta un ossimoro. Un curioso gioco di parole che sa tanto di presa in giro.

Qualcuno si ricorda l’iniziativa per la salute delle foreste promossa nel 2003 da George Bush? Fu una perla della protezione dell’ambiente che merita di essere rispolverata. L’idea dell’allora presidente degli Stati Uniti era di combattere gli incendi sfoltendo il numero degli alberi. Sì, proprio così: il piano prevedeva l’abbattimento di 8 milioni di ettari di boschi in tutta l’America per evitare che prendessero fuoco troppo facilmente.

Bush disse: Per proteggere le foreste, un tesoro da preservare, è necessario intervenire velocemente tagliando tutti quei giovani alberi che, facilmente infiammabili, mettono a repentaglio milioni di ettari di vegetazione.

Geniale, davvero.

Oggi in Italia sta succedendo la stessa cosa: si distrugge per tutelare. Caso vuole che sempre più spesso la scure sull’ambiente parte dalla mano del Ministro competente. Una mano pesante che in pochi anni ha ammazzato il corpo forestale, pianificato nuovi inceneritori, incentivato le trivellazioni e promosso la caccia nei parchi e nelle aree protette, riducendole così al misero ruolo di Zone di Ripopolamento e Cattura.

Chiamiamolo direttamente Ministero delle attività Venatorie e facciamo prima! Così almeno potremmo evitare di ascoltare le ipocrite spiegazioni che servono a nascondere l’unico vero motivo che spinge questo governo ad agire in questa maniera: compiacere la lobby della caccia e delle armi dando al contempo contentini inutili e approssimativi ad allevatori e agricoltori.

Perché di questo si tratta. Dopo decenni di assenza finalmente il lupo ritorna in aree dove era scomparso e che si fa? Si punta a sterminarlo semplicemente perché in tutto questo tempo non è stata messa in atto alcuna misura di prevenzione a tutela degli allevatori e delle zone interessate al ripopolamento. Misure di prevenzione che però, in tutti questi anni, sono state ampiamente finanziate dall’Unione Europea e che sarebbe dovute essere attuate sistematicamente da governo e regioni. 

Così non è stato. Secondo i dati raccolti nel progetto «LIFE Medwolf», tra le aziende che hanno denunciato danni da predazione da canidi nel 2014, il 98% di queste possiede allevamenti e pascoli non vigilati da pastori, il 57% non ha cani da pastore-guardiania e solo il 41% ha due cani ogni 500 pecore, l’85% per cento non ha recinzioni per prevenire l’attacco da parte di predatori. Questo vuol dire una semplice cosa: il piano lupo del 2002 -che già prevedeva tutte queste misure di prevenzione- è rimasto sulla carta. Ma fuori dalla carta – nel mondo reale – si è fatto poco o nulla!

Non si è mai fatta una seria quantificazione dell’entità della presenza dei lupi e del danno che comportano. Non si è mai fatto il necessario per minimizzare le tensioni conducendo chi alleva ad adottare misure di prevenzione o compensando i danni in maniera sensata. Non si è mai fatta una valutazione dei predatori realmente responsabili dei danni sugli ovini in modo organico e scientificamente rilevante.

E così, dopo anni di insolvenza e noncuranza, oggi si propone come unica soluzione l’abbattimento. Si propone un piano realizzato senza alcun dato pubblicato, senza conoscere realmente la consistenza della popolazione di lupi in Italia e, soprattutto, senza un reale censimento (peraltro previsto dal piano del 200).

Su queste basi c’è da chiedersi con quale metodo si dovrebbe stabilire la quota del 5% degli abbattimenti selettivi.

Galletti vorrebbe far passare la necessità degli abbattimenti come conseguenza del grande successo della reintroduzione del lupo. Ma secondo i dati pubblicati dal “progetto lupo Piemonte”, la tutela del lupo appare invece ancora a rischio. Basti pensare che solo in Maremma nel 2014 almeno 13 lupi, su una popolazione di 30 individui, sono stati illegalmente uccisi.

Siamo seri. Affermare di voler “aiutare a superare il clima di contrapposizione che a volte sfocia in atti di bracconaggio incontrollabile” attraverso il via libera alla caccia è pura follia. È come dire: per evitare il bracconaggio, uccidiamo i lupi.

Ed è proprio questo che il Ministro Galletti vuole. Ma continuare a considerare i cacciatori come unico riferimento per contenere i danni prodotti dagli animali selvatici all’agricoltura non potrà che perpetuare i risultati che già oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Se davvero questo Ministero avesse buon senso e buona fede il paragrafo III.7 in cui è prevista la possibilità di abbattimenti legali sparirebbe immediatamente. Non lo chiede solo il Movimento 5 Stelle ma anche i tanti Presidenti di Regione, compresi quelli del Pd, che in questi giorni hanno pubblicamente dichiarato la loro posizione contraria ad un Piano che contempli anche la possibile autorizzazione della caccia ai lupi.

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