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Giorni cruciali per la mobilità dolce in Italia

Sembra incredibile, ma dopo più di vent’anni le proposte di legge sulla mobilità dolce e sulla valorizzazione del patrimonio ferroviario in abbandono e la realizzazione di una rete ciclabile sullo stesso sono state calendarizzate dalla Commissione Ambiente della Camera dei deputati. E nelle prossime settimane questo provvedimento, oltre a essere discusso, potrà finalmente essere approvato (si spera in tempi brevi).

La discussione di questa legge, secondo me, va al di là degli aspetti istituzionali. Essa rappresenta infatti l’inizio di una visione di vita completamente diversa da quella che la società odierna ci ha prospettato fino ad oggi.

Il problema dell’Italia è il non avere ancora capito questa cosa: mobilità dolce non significa fare romantiche passeggiate in bicicletta. Vuol dire cambiare mentalità, rivedere le priorità e modi di concepire i propri spostamenti.

Perché io, che ho scelto di vivere fuori città perché non ne potevo più del caos e dello smog del centro, non ho la possibilità di cambiarmi o fare una doccia veloce dopo avere pedalato per 12 chilometri? Perché sono costretto a sudare schiacciato in un autobus, invece che poter scegliere di farlo pedalando?

Fatti tuoi, mi dirà qualcuno. Eppure dietro questo esempio apparentemente sciocco, si nasconde un intero modo di concepire la propria quotidianità. Non a caso in Centro e Nord Europa c’è la possibilità negli uffici e nelle aziende di cambiarsi e rinfrescarsi, quando si arriva al lavoro in bicicletta.

In realtà lì c’è anche una banda larga che permette di sviluppare al meglio il telelavoro, altro che i Tav in Val Susa. Ma questo discorso lo faremo poi.

Mobilità dolce rappresenta un modo di pensare la nostra esistenza in una maniera completamente diversa dall’idea della città efficiente, dove gli esseri umani sono sempre più considerati come un mezzo di produzione; dove il traffico veloce rappresenta il massimo del progresso; dove i tempi “inutili” vengono sconfitti dalla dinamicità dei mezzi di comunicazione, che non lasciano a nessuno di noi il tempo di riflettere su ciò che stiamo facendo, e su dove stiamo andando.

Io una vita del genere non riuscirei mai a sopportarla troppo a lungo, ma mi rendo conto che girare per Roma in bicicletta è di per sé difficile, perché il traffico anche nel centro storico è saturo di macchine. Senza considerare l’inquinamento atmosferico e acustico che siamo costretti a subire, grazie a uno stile di vita che non è pensato per far vivere bene le persone, ma per renderle efficienti all’interno della società del consumo.

Uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tanto per citarne uno, ha rivelato che il solo inquinamento acustico può provocare una serie di effetti negativi sulle persone, quali insonnia, danni fisiologici uditivi e extra-uditivi, cardiovascolari, difficoltà di comunicazione e malessere diffuso.

E questo secondo voi sarebbe progresso?

Nel cambio di paradigma di cui abbiamo urgente bisogno io vedo il punto focale dell’impegno del legislatore. E nella discussione e nell’approvazione di questo provvedimento sulla mobilità dolce, vedo un importantissimo passo in quella direzione.

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