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Giudice anti-veg? Io farei ricorso!

Ricordate quanto è successo il mese scorso a Bergamo? Una coppia di genitori divorziati è finita in Tribunale davanti a un giudice anti-veg per colpa di una bistecca. Anzi, della sua assenza. Il figlio dodicenne di questa coppia, infatti, durante la settimana con la mamma vegana mangiava green, nei weekend con il papà onnivoro mangiava carne.

Questa alternanza avviene in molte famiglie in cui si seguono diete diverse, magari anche per motivi religios. In questo caso unico nel suo genere, però, il papà (ex-marito) ha portato la mamma (ex-moglie) in Tribunale paventando, almeno come motivazione “ufficiale”, timori per la salute del figlio.

Timori che non sembrerebbero supportati da prove cliniche, dato che il ragazzino risulterebbe in perfetta salute e invidiabili condizioni fisiche. Timori che sono invece sembrati plausibili al giudice, che ha imposto alla madre di fare mangiare anche carne al figlio. Anche se, secondo la stessa mamma, il bambino è sempre rientrato dagli stravizi alimentari del weekend paterno appesantito e con il mal di pancia.

Viene da chiedersi perché a un bambino in salute e in forma, che dal 2006 durante la settimana mangia vegano e sta benissimo, invece di evitare di cibarciò che gli produce pesantezza e mal di stomaco, si imponga di mangiare carne anche in settimana, quindi di aumentare la razione totale di hamburger e salsicce.

Da quando è successa questa cosa mi sono posto diverse domande. Sarebbe infatti interessante chiedere al giudice anti-veg del Tribunale di Bergamo se ha preso questa decisione solo in base al suo personalissimo “rigor di logica“, o se siano stati presi in considerazione analisi cliniche del ragazzo e fonti scientifiche nazionali e internazionali.

Se tutto ciò non fosse stato portato in Tribunale, consiglierei alla mamma di farlo, opponendosi alla assurda sentenza anche avvalendosi dei numerosi studi scientifici o delle posizioni autorevoli, come quella dell’American Dietetic Association (Vegetarian Diets, J Am Diet Assoc. 2009;109: 1266-1282), che sentenzia: “Diete vegane, lattovegetariane e lattoovovegetariane ben pianificate sono appropriate per ogni stadio del ciclo vitale, inclusi gravidanza e allattamento. Soddisfano i fabbisogni di nutrienti di bambini e adolescenti e garantiscono una crescita normale”.

O ancora: “I bambini vegetariani sono più snelli. Studi che valutano il rischio di sovrappeso e stili di vita alimentari indicano che una dieta a base vegetale è un approccio adatto alla prevenzione dell’obesità nei bambini”.

Se quello che è successo a Bergamo fosse capitato a me ricorrerei immediatamente portando all’attenzione della toga le fonti di cui sopra, le prove oggettive (analisi del sangue, plicometria del bimbo, ecc.) e anche i numerosi studi del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Da questi si evince infatti che la piaga di cui preoccuparsi è la crescente obesità infantile e le malattie ad essa collegate, in aumento, non certo per il fatto di non mangiare carne tre volte a settimana. Ma perché, al contrario, i nostri ragazzini non mangiano quasi più frutta e verdura. In relazione a un’indagine ministeriale conoscitiva sulle abitudini alimentari dei bimbi in sovrappeso, si legge infatti che “il 25% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e/o verdura”.

Questi dati preoccupanti dal punto di vista della salute delle nuove generazioni si riverberano anche sui nostri portafogli. Sempre secondo il Ministero della Salute, infatti, un obeso costa 100.000 euro in più di un soggetto normopeso e l’obesità è il 6,7% della spesa sanitaria italiana.

Sarebbe quindi interessante vedere se seguiranno la stessa strada che conduce al Tribunale tutti i genitori preoccupati per i loro ragazzi obesi, che mettono su un chilo dietro l’altro, passando le loro giornate sedentarie nei fast-food, o i cittadini che dovranno sborsare questi 100mila euro in più.

Ormai è scientificamente dimostrata la correlazione epidemiologica tra consumo di carne, sovrappeso e obesità, oltre che con l’aumento dell’insorgenza della sindrome metabolica e del diabete, fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, cosa già fatta notare in occasione della denuncia all’autority della pubblicità ingannevole di Federcarni.

Do quindi tutto il mio appoggio a questa mamma salutare e coraggiosa, perché la scienza, l’economia, l’etica e la logica sono dalla sua parte. Consigliandole appunto, se le va, di fare ricorso. Per il bene di suo figlio, e della società e del pianeta.

 

Fonti scientifiche:

  • http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_3_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=dossier&p=dadossier&id=44&gclid=CM7IiK-_7cUCFafItAodzC4AzQ
  • http://www.epicentro.iss.it/problemi/obesita/aggiornamenti.asp
  • http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsplingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=1899
  • http://www.quadernidellasalute.it/
  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20237136
  • Da Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets, J Am Diet Assoc. 2009;109: 1266-1282.
  • Messina V, Mangels AR. Considerations in planning vegan diets: Children. J Am Diet

Assoc. 2001;101:661-669.

  • Hebbelinck M, Clarys P. Physical growth and development of vegetarian children

and adolescents. In: Sabate J, ed. Vegetarian Nutrition. Boca Raton, FL: CRC Press;

2001:173-193.

  • Perry CL, McGuire MT, Neumark-Sztainer D, Story M. Adolescent vegetarians. How

well do their dietary patterns meet the Healthy People 2010 objectives? Arch Pediatr

Adolesc Med. 2002;156:431-437.

  • Nathan I, Hackett AF, Kirby S. The dietary intake of a group of vegetarian children

aged 7-11 years compared with matched omnivores. Br J Nutr. 1996;75(4):533-544.

  • Sabaté J, Lindsted KD, Harris RD, Sanchez A. Attained height of lactoovovegetarian

children and adolescents. Eur J Clin Nutr. 1991;45(1):51-58.

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