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GLIFOGATE: cosa non si fa per salvare le lobby

Proprio in questi giorni è previsto in Europa la decisione riguardo il rinnovo dell’autorizzazione alla commercializzazione dei prodotti contenenti glifosato, scaduta il 31 dicembre 2015.

Un’autorizzazione che vale diversi miliardi di euro; circa un terzo dei 15 miliardi di dollari di fatturato annuo della Monsanto arriva direttamente nelle tasche della società grazie al glifosato, un elemento chiave per il business, anche perché, è bene ricordarlo, viene venduto insieme a sementi OGM ad esso resistenti, di cui la stessa Monsanto è la maggior produttrice.

Questo è il valore del mercato che ruota intorno a questo pesticida, studiato per anni dallo IARC, l’agenzia con sede a Lione che ha come obiettivo la collaborazione internazionale per la promozione degli studi e delle ricerche sul cancro, attraverso il coordinamento tra diversi paesi e organizzazioni, possibile anche grazie al suo ruolo terzo e indipendente, in quanto agenzia governativa dell’Organizzazione mondiale della sanità. Proprio lo Iarc dopo una attenta valutazione di circa 1000 studi scientifici condotta da 17 esperti internazionali indipendenti, ha inserito il glifosato nella categoria delle sostanze probabilmente cancerogene.

Ma guarda caso ieri, a ridosso dell’importante decisione che si appresta a prendere la Commissione Europea, esce un nuovo parere dell’Oms che incredibilmente sconfessa sé stessa. Al termine di un meeting di tre giorni sui residui dei pesticidi (JMPR) l’Oms ha dichiarato che a grande maggioranza delle prove scientifiche indica che la somministrazione di glifosato e di prodotti derivati a dosi fino a 2000 milligrammi per chilo di peso per via orale, la più rilevante per l’esposizione con la dieta, non è associata ad effetti genotossici nella stragrande maggioranza degli studi condotti su mammiferi.

L’analisi si basa su una selezione di articoli scientifici condotti negli ultimi 5 anni riguardanti gli effetti del glifosato su tumori e linfoma non Hodgkin. Studi su animali che affermerebbero, in particolare, che Il glifosato non è cancerogeno sui ratti ma non si può escludere che lo sia sui topi, se assunto a dosi elevate. Quali e quanti studi sono stati analizzati per arrivare a questo risultato? Quali sono i criteri adottati per sceglierli? Non è dato saperlo. 

La nota di poche pagine lascia spazio a ben poco approfondimento. Il risultato però è assicurato. I media italiani titolano pressoché all’unisono che il glifosato non è cancerogeno. Anzi, pare quasi acqua fresca, dato che dai risultati dello studio emerge che un essere umano del peso di 70 chili potrebbe berne 140 grammi senza riportarne alcun danno!

In realtà, aldilà del tempismo perfetto, questa posizione non è affatto nuova ma ripete una posizione che il JMPR aveva già espresso nel 2004 e nel 2011. Proprio per rispondere a questi risultati e alla discutibile metodologia di lavoro adottata dallo JMPR che lo IARC nel 2015 aveva rilasciato la sua documentata monografia con conclusioni esattamente opposte: il glifosato è potenzialmente cancerogeno.

Ma non è questa la questione (anche se questa sembra essere l’unica questione appetibile per i media). Il punto vero è il modello agricolo che si vuole portare avanti, la nostra visione di futuro e, soprattutto, la nostra sovranità alimentare. Il glifosato funziona al meglio se abbinato a sementi ogm progettate per resistergli. La sostanza è stata creata appunto per distruggere tutto ciò che è presente nel campo tranne la “semente eletta”. Una volta utilizzati prodotti contenenti questo pesticida nel terreno rimangono in due: il glifosato e il suo unico superstite, la pianta ogm. Tutto il resto muore. Il modello glifosato/ogm è il peggior caso di semplificazione della sfera biochimica mai visto al mondo. Biodiversità, complessità ambientale, connessioni tra specie, equilibri e squilibri tra piante e insetti… tutto scompare. Tutto viene sacrificato a vantaggio di una produttività e a un guadagno immediati. Guarda caso il maggior produttore del glifosato e il proprietario del brevetto ogm resistente al glifosato sono lo stesso soggetto: la Monsanto.

Verrebbe da chiedersi, a questo punto, se gli interessi in gioco non siano troppo alti per ridurre la questione a qualche titolo sensazionalistico stile: Il glifosato non è cancerogeno.

Soprattutto dopo quanto riportato da Greenpeace… Alcuni dei firmatari del parere incriminato (JMPR) sarebbero infatti in palese conflitto di interessi: Alan Boobis e Angelo Moretto, avrebbero legami con il Life Sciences International (Ilsi), un istituto che riceve la maggior parte dei suoi finanziamenti di esercizio e di ricerca da aziende private, inclusi i produttori di glifosato Dow e Monsanto. Inoltre l’Istituto di Salute e Scienze Ambientali dell’Ilsi, (Hesi) è finanziata principalmente da aziende private, tra cui, anche qui, i produttori di glifosato Dow, Monsanto e Syngenta. Tra i membri dell’Ilsi ci sono altri big mondiali come Nestlé, Coca cola, Exxon, Pepsi, Pfizer, McDonald, Novartis, Procter & Gamble. Documenti ottenuti da una richiesta di accesso agli atti suggeriscono che l’istituto abbia ricevuto nel 2012 ben 2,4 milioni di dollari da queste aziende. In particolare, Monsanto e CropLife International avrebbero donato ciascuno 500 mila dollari. Sebbene il portavoce dell’OMS, Tarik Jasarevic, abbia difeso l’indipendenza di tutti e 18 gli scienziati, leggendo queste carte restano dubbi sull’opportunità che alcuni di loro rivestano ruoli di tale importanza strategica per la salute globale pur lavorando a stretto contatto con le lobby dei pesticidi più grandi del mondo.

Infine, è bene sottolinearlo ancora una volta, Glifosato non vuol dire soltanto rischio di tumori. Le alterazioni indotte dal glifosato possono contribuire alla genesi di disturbi quali la celiachia, obesità, diabete, ma anche ad altri disturbi dell’organismo come malattie cardiache, depressione, autismo, sterilità e morbo di Alzheimer.

Per questo il ministro francese della Sanità Marisol Touraine, ha spiegato stamattina ai microfoni di France Info, che indipendentemente dai dibattiti sul suo carattere cancerogeno riteniamo che sia un perturbatore endocrino. Il presidente della Repubblica ha detto molto chiaramente durante l’ultima conferenza sull’ambiente che il glifosato non sarà autorizzato in Francia.

Ci aspettiamo che alla luce di tutto questo, degli impegni presi dal governo, della tutela dei cittadini e in nome di quel principio di precauzione che ancora regna in Europa, anche l’Italia si schieri contro il glifosato.

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