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Glifosato: studio shock, 99 per cento dei tedeschi presenta residui

Mentre l’Unione Europea ha deciso di temporeggiare fino a maggio ad esprimersi sul glifosato (forse per raccattare i voti che mancavano per autorizzarne l’utilizzo per altri quindici anni), in Germania è stato pubblicato uno studio davvero agghiacciante che denuncia come il glifosato sia ormai presente ovunque e in chiunque, con gli immani rischi che ne seguono.

Il 99,6 per cento dei tedeschi presenta residui di glifosato nelle urine e il 75 per cento di queste presenta una concentrazione almeno cinque volte superiore ai limiti consentiti.

Un dato allarmante soprattutto se si considera che le contaminazioni più elevate sono state registrate nei bambini di età compresa tra gli 0 e i 9 anni e nei giovani tra i 10 e i 19 anni.

Lo studio è stato condotto dalla Fondazione Heinrich Böll e al momento è il più grande studio di questo tipo realizzato al mondo. Il report dimostra come, al contrario di quello che è stato affermato da sedicenti “esperti”, le tracce del glifosato rimangono non solo nell’ecosistema ma anche nel nostro organismo.

Come molti studiosi, associazioni e cittadini informati stanno denunciando da tempo non solo questa sostanza compromette la stabilità dei terreni – contribuendo in modo determinante al dissesto idrogeologico, riducendo la biodiversità e inquinando le falde acquifere – ma entra anche nella nostra catena alimentare, insidiandosi sia nei cibi di origine animale che in quelli vegetali.

E’ bene ricordare che l’erbicida, tra i più diffusi a livelli mondiale, la cui produzione sfiora il milione di tonnellate all’anno, è classificato dall’Agenzia di ricerca sul cancro dell’Oms (Iarc) come probabile cancerogeno.

Proprio per questo, in Germania, l’Agenzia federale per l’ambiente ha chiesto che vengano predisposte ulteriori analisi sulla popolazione, poiché sostanze “probabilmente cancerogene” non possono essere autorizzate come pesticidi in base alla legislazione europea in vigore.

E in Italia? Come sempre tutto tace.

Buon senso vorrebbe che anche da noi siano effettuate ricerche per verificare la presenza di questa sostanza nell’organismo dei cittadini e per approfondire le possibili correlazioni tra la l’esposizione al glifosato attraverso il cibo, l’acqua potabile o la contaminazione professionale, lo stato di salute della popolazione e la comparsa di determinate malattie.

Ma il Governo dorme di un sonno pesante, quello dell’interesse.

Come al solito un rimedio c’è: prediligere i prodotti naturali e biologici, evitare i derivati di origine animale (lo studio tedesco conferma che chi mangia carne è più esposto al glifosato rispetto a vegetariani e vegani) e non abbassare la guardia.

A maggio il Comitato fitosanitario dell’Unione Europea sarà chiamato ad esprimersi sul terribile pesticida, facciamoci sentire!

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