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Il cibo sostenibile è nelle nostre mani

La proposta di legge che voglio introdurvi tratta temi veramente importanti. L’alimentazione, la salute e la sostenibilità ambientale del nostro stile di vita.

Negli ultimi 50 anni il consumo di alimenti animali è più che raddoppiato, andando ben oltre i valori massimi raccomandati, con conseguenze negative sulla salute dei cittadini, come cancro, infarto e ictus. Con esso sono drammaticamente aumentati i danni ambientali e il consumo di risorse come suolo e acqua. Per non parlare delle sofferenze patite dagli animali negli allevamenti intensivi…

L’allevamento animale è uno dei principali responsabili del cambiamento climatico. Le sue emissioni di gas serra sono ben il 18% delle totali. Pensate che il ben più regolamentato settore dei trasporti, che comprende tutti gli spostamenti su strada, treno, aereo e mare, incide solo per il 13% delle emissioni totali.

Circa un terzo di tutta la superficie terrestre e ben il 70% delle aree coltivabili sono dedicate all’allevamento: sia per il pascolo che per la produzione dei mangimi! Al confronto il suolo occupato da tutte le nostre città messe assieme copre “solo” il 3% della superficie del pianeta…

Grafico allevamento

L’acqua è sempre più una risorsa scarsa e si stima che entro il 2025 il 64% della popolazione del mondo soffrirà di scarsità nel suo approvvigionamento. L’allevamento è una fonte importante di consumo e di inquinamento delle acque, consumandone un terzo del totale.

A questo si unisce una considerazione più generale: pensate se l’intera popolazione mondiale dovesse alimentarsi come i Paesi ricchi… Non c’é abbastanza terra per sfamare tutti con un regime alimentare a base di carne, non c’è abbastanza terra per produrre i cereali necessari ai mangimi e per il pascolo.

E poi c’ è un’altra considerazione da fare. Per produrre 1 kg di proteine di carne di manzo, per esempio, occorrono mediamente 16 kg di proteine vegetali. La crescente richiesta di carne e prodotti derivati nei paesi ricchi ed in quelli in via di sviluppo necessita quindi di enormi quantitativi di cereali per nutrire gli animali. La domanda crescente ne rende troppo costoso l’acquisto per i poveri del pianeta, generando fame e miseria.

Un futuro equo e sostenibile è un futuro dove si dovrà necessariamente mangiare un po’ meno carne.

Per questi motivi, la proposta di legge propone di garantire la presenza di menù alternativi senza alimenti di origine animale in tutte le mense pubbliche: come ad esempio mense scolastiche, ospedaliere e degli enti pubblici. La nostra PdL introduce anche un giorno alla settimana in cui non verranno serviti alimenti origine animale.

Questa misura, se adottata, agevolerebbe chi sceglie di ridurre o escludere il proprio consumo di alimenti animali e parallelamente permetterebbe di arricchire la varietà di alimenti sulle nostre tavole e quindi la cultura alimentare dei cittadini.

Tutti noi siamo legittimamente preoccupati per i problemi dell’ambiente, che sono molti, gravi e urgenti. Dalla scarsità di acqua al degrado dei suoli, dalla deforestazione all’effetto serra, alla perdita di biodiversità, alla base di tutti c’è lo stesso problema: il nostro consumo esagerato di prodotti animali.

Scegliere un’alimentazione basata sui vegetali vuol dire prendere direttamente in mano il futuro della Terra, senza aspettare passivamente quello che faranno i governi o gli organismi internazionali. Ciascuno di noi, in prima persona, può fare la differenza.

In questo modo, l’Italia potrebbe porsi all’avanguardia nella tutela della salute, delle scelte alimentari e nel rispetto dell’ambiente.

La proposta è sul sistema operativo LEX fino al 20 luglio.

Partecipa e dai il tuo contributo per migliorarla!

Leggi qui la presentazione della pdl scritta da Alessandro Di Battista

2 Comments

  1. Melania
    20 Luglio, 2014 at 13:33 — Rispondi

    In relazione all’ art. 4 della pdl (deve essere garantito un giorno a settimana nel quale sono somministrati solo menu privi di qualsiasi alimento di origine animale): Secondo me, sarebbe meglio fare un sondaggio tra gli utenti della mensa stessa. Nel locale, si puó mettere a disposizione un modulo per esprimere la propria posizione: a favore o contrario. Dopo un paio di mesi, la mensa si adegua al risultato determinato dalla maggioranza.

  2. Melania
    20 Luglio, 2014 at 14:15 — Rispondi

    Questione incentivi filiera corta: non potrebbe essere considerato discriminatorio in base alle cittá/regioni? Es.: a Milano ci sono molte piú mense, che in un piccolo paese di provincia. La filiera corta é la stessa per tutti (50 km, se non sbaglio). E poi le ripercussioni sui prezzi degli ortaggi? Oltre agli utenti della mensa, bisognerebbe anche pensare alle condizioni in cui le mense si troveranno a lavorare. Quali condizioni/presupposti ci sono per i pasti da fornire?

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