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Il futuro è nella Transizione

Ieri notte sono tornato da uno degli eventi più interessanti a cui abbia partecipato negli ultimi anni. Sono stato infatti alla Conferenza Internazionale del Transition Network 2015, che si è tenuta dove sono nate sia la Rivoluzione industriale che le Città in Transizione: in Inghilterra.

Tre giorni di incontri, workshop, dibattiti, discussioni aperte su idee ed esperienze di cambiamento, di decrescita, di futuro e di vero progresso. In una parola: di Transizione. A Newton Abbot, nelle campagne del Devon, insieme a migliaia di altre persone desiderose di sviluppare nuove economie e stili di vita, si è trattato di alternative possibili all’assurdo sistema in cui viviamo: quello basato sul lavora-consuma-crepa e sul pacchetto di frustrazioni che ci crea

Dalla Conferenza è uscito in modo lampante come l’attuale modello di sviluppo non abbia più futuro. A questo dato di fatto, confermato dalle costanti crisi economiche e finanziarie di questi anni, si associano i devastanti effetti sull’ambiente che il sistema di produzione e consumo degli ultimi decenni ha causato. Serve quindi andare oltre, verso un nuovo modello non solo economico, ma anche e soprattutto sociale.

Dalla prima Transition Town, Totnes, nata nel 2006 dalle visionarie idee di Rob Hopkins, si è passati oggi a un Network che è arrivato ormai a toccare quasi ogni angolo del pianeta. Presente anche in Italia, questo eterogeneo gruppo di persone ha deciso per la prima volta di incontrarsi per fare il punto della situazione dopo quasi dieci anni di attività. Ma allo stesso tempo ha voluto confrontarsi su come procedere, vista l’urgenza di trovare un’alternativa al sistema schiavo dei consumi e delle risorse fossili in cui vive gran parte del pianeta.

“La Transizione è un movimento culturale impegnato nel traghettare la nostra società industrializzata dall’attuale modello economico profondamente basato su una vasta disponibilità di petrolio a basso costo e sulla logica di consumo delle risorse a un nuovo modello sostenibile non dipendente dal petrolio e caratterizzato da un alto livello di resilienza”, speiga Transition Network Italia: “Analizzando più a fondo i metodi e i percorsi che la Transizione propone, si apre un universo che va ben oltre questa prima definizione e fa della Transizione una meravigliosa e articolatissima macchina di ricostruzione del sistema di rapporti tra gli uomini e gli uomini e tra gli uomini e il pianeta che abitano”.

Durante questo fine settimana ognuno ha portato il suo contributo. Del resto si può cambiare solamente unendo le forze, e le teste. Come dice lo stesso Rob Hopkins, “se aspettassimo l’azione dei governi sarebbe troppo tardi, se aspettassimo le aziende sarebbe troppo poco, così come se facessimo le cose da soli. Se però ci unissimo alle persone intorno a noi, come comunità, forse sarebbe abbastanza, e forse appena in tempo”.

Fra i molti incontri che ci sono stati (qui il programma) me ne è piaciuto uno in particolare (me lo apsettavo): “Requiem per la società industriale della crescita”. Sì, perché nonostante gli Sblocca Italia, le trivelle, gli inceneritori e le altre idiozie pensate dai geni al governo per illudersi di eccitarsi davanti a un decimo di punto percentuale di PIL in più, si tratta proprio di questo: non si può crescere all’infinito in un pianeta dalle risorse finite.

Non so se si ripeterà un evento di questo tipo. Ma se così sarà, farò il possibile per esserci.

Nel frattempo, potete unirvi a questo Network anche partecipando agli incontri che, per fortuna, vengono organizzati anche nel nostro paese.

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