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Il futuro negli accumulatori

Lo so, in un mondo in cui il neo-liberismo ci sta portando allo sfacelo e con schifezze come il TTIP non sembra voler cambiare rotta è difficile crederlo. Ma a volte si riscoprono tecnologie “antiche” che fanno ben sperare, anche perché l’energia rimane un tema di primaria importanza. Un esempio è quello degli accumulatori, o batterie ricaricabili.

Inventata nel 1859 dal fisico francese Gaston Planté e migliorata da un progetto italiano di circa 50 anni in cui si sono volute unire affidabilità e robustezza grazie a piastre in piombo puro raffinato spesse oltre 11 mm, la tecnologia degli accumulatori è ancora oggi il sistema di immagazzinamento di elettricità più efficiente e diffuso. Nei veicoli, certo, ma anche negli impianti off-grid.

Il problema dei sistemi disconnessi dalla rete elettrica nazionale, generalmente, sta proprio negli accumulatori, che dopo 5 o 6 anni al massimo portano al completo blackout dell’impianto stesso. Ma le batterie Planté più recenti sembrano ovviare finalmente a questo problema.

I loro utilizzi sono molti, ma quello principale è l’uso stazionario per impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici. Grazie al livello tecnologico oggi raggiunto, infatti, il loro utilizzo su un impianto di energia rinnovabile consente di risolvere il problema dell’accumulo che oggi affligge i cosiddetti “impianti ad isola“.

Un vantaggio non da poco, visto che i detrattori del solare e dell’eolico usano sempre la scusa dell’aleatorietà e della discontinuità di queste fonti energetiche, per continuare a promuovere assurdità tossiche come il carbone e il nucleare.

Questi stessi geni energetici, però, non hanno fatto i conti con la limitatezza delle risorse del pianeta, con le minacce incombenti del cambiamento climatico e con i problemi irrisolti delle scorie nucleari che, ancora per molte centinaia di migliaia di anni (!), affliggeranno l’umanità e tutte le altre specie viventi di questo pianeta.

L’energia è sempre più cara, e il futuro sta negli impianti di piccola taglia, capaci di produrre energie rinnovabili in modo sempre più efficiente e sempre meno “discontinuo”. Il tutto aumentando i rendimenti (meno l’energia viene trasportata su grandi distanze, meno si disperde) e riducendo al minimo il rischio di blackout, quelli che in passato hanno lasciato al buio l’intero Paese.

E che dire dell’indipendenza che queste tecnologie permettono di avere? Con gli impianti off-grid, infatti, il possessore di un piccolo impianto fotovoltaico, ad esempio, viene completamente svincolato dalla rete elettrica nazionale, avendo il proprio accumulo personale di elettricità per autoconsumo.

Non male, se si pensa a come ci si potrà ritrovare nei prossimi anni: a secco, o sotto ricatto.

Anche se il politicante di turno promette sgravi sulle nostre bollette trivellando l’Adriatico o acquistando gas dall’estero in un contesto geopolitico sempre più instabile, l’efficienza energetica e le rinnovabili restano l’unica risposta sensata al nostro fabbisogno di energia.

La tecnologia che ci permetterebbe una certa indipendenza c’è dall’ottocento! Ma i fossili che ci governano non ci sono ancora arrivati. E nel 2015, ci ritroviamo ancora chi crede davvero che il futuro dell’energia sia nel petrolio, nel carbone o nell’atomo.

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