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La non-decontaminazione di Fukushima

Il nucleare è sicuramente uno dei migliori esempi di non-futuro della razza umana. Creare scorie che restano radioattive per centinaia di migliaia di anni senza poter neppure essere smaltite, infatti, rappresenta al meglio la stupidità, l’egoismo e la miopia dell’essere umano contemporaneo. Che non impara mai una lezione. Nemmeno dopo Fukushima, dove il programma di (non)decontaminazione sta miseramente fallendo, nonostante i proclami di un governo che vuole agire in modo criminale.

“La contaminazione radioattiva nelle foreste e nei terreni di Iitate, distretto della prefettura di Fukushima, è così estesa e a livelli ancora così alti che per i residenti sarà impossibile tornare alle proprie case in sicurezza”, rivela un’inchiesta di Greenpeace Giappone: “Questa scoperta getta un’ombra sulla decisione del governo giapponese, annunciata lo scorso 12 giugno, di revocare l’ordine di evacuazione delle aree contaminate entro il marzo 2017 e le compensazioni per i residenti entro il 2018. Due misure che rischiano di spingere le vittime a tornare in aree ancora gravemente inquinate”.

Quindi per fingere che si possa tornare a vivere in zone irrimediabilmente contaminate da una radioattività difficilmente eliminabile (anche nei secoli), si vogliono deliberatamente compromettere la salute e la sicurezza di famiglie disposte a credere a tutto, pur di rientrare in casa propria dopo oltre quattro anni di esilio forzato.

Certo che di premier senza vergogna e senza un briciolo di senso di responsabilità verso i propri cittadini c’è davvero pieno il mondo!

Il primo ministro giapponese Abe, pur di spacciare per riuscito il programma di decontaminazione del suo governo in quella zona, è disposto a esporre a un rischio di questo livello centinaia di famiglie, bambini inclusi!

Secondo me, dovrebbe essere denunciato a qualche tribunale internazionale, oltre che rimosso quanto prima dal suo incarico.

“Le foreste di Iitate sono un’enorme riserva di radioattività che resterà un pericolo diretto e una sorgente di potenziale ricontaminazione per secoli. La completa decontaminazione è impossibile”, afferma Jan Vande Putte, esperto in radioprotezione di Greenpeace Belgio: “Forzare i risedenti a tornare in aree insicure e altamente radioattive è una decisione tutta politica, presa per ragioni economiche, che non poggia su dati scientifici e non si cura della salute pubblica”.

Sul distretto di Iitate, tra 28 e 47 km a nordest della centrale di Fukushima Daiichi, la radioattività si è depositata infatti su colline e montagne coperte di foreste. L’indagine di Greenpeace dimostra una cosa semplice, nella sua drammaticità: quell’area “non potrà mai essere completamente decontaminata”.

Persino nei terreni bonificati sono stati misurati valori di radioattività superiori a 2µSv/h, “equivalenti a una dose annuale di radiazioni di oltre 10mSv, dieci volte la dose consentita per il pubblico”.

E Abe e la sua cricca nuclearista – di cui fa parte anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) – vuole farci tornare a vivere le persone?

Questa banda al potere dovrebbe essere fermata al più presto. Nell’interesse dei cittadini giapponesi, certo, ma anche di quello del resto della popolazione mondiale.

Anche se sui giornali non va più di moda parlare di Fukushima e fanno più audience le foto della celebrità semi-nuda in spiaggia o i video di graziosi gattini che giocano, ricordiamo che il problema laggiù non è ancora risolto. E soprattutto che, in un ambiente e in un sistema interconnessi come quelli in cui ci troviamo, la radioattività giapponese riguarda da molto vicino anche noi.

Proprio come le conseguenze sulle nostre vite di informazioni manipolate da farabutti al governo.

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