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La Norvegia sceglie l’ambiente?

Secondo il Fondo sovrano norvegese, i problemi legati a deforestazione, emissioni di CO2 e cattiva gestione delle risorse idriche hanno più importanza dei vantaggi ottenibili continuando a possedere azioni delle compagnie che li provocano. Lo ha fatto presente il Fondo stesso attraverso un rapporto, in cui viene spiegato come stia modificando i suoi investimenti. Obiettivo? Ridurre l’impatto ambientale e sociale dei propri investimenti, nonché i rischi provocati dal cambiamento climatico che ne conseguono.

Il Fondo sovrano norvegese, il cui valore supera i 750 miliardi di euro, è il fondo per investimenti a controllo statale più grande del mondo. E il più all’avanguardia: nel 2014, infatti, ha venduto le azioni di 49 compagnie a rischio dal punto di vista ambientale. “Abbiamo gradualmente aumentato la portata del disinvestimento sulla base del grado di rischio delle azioni”, ha spiegato Yngve Slyngstad, amministratore delegato del fondo: “In tutto abbiamo venduto le azioni di 114 aziende negli ultimi tre anni”. Le società in questione si occupano soprattutto dell’estrazione di carbone e di oro, o della produzione di sabbie bituminose e cemento. Il perché di questa inusuale scelta? La preoccupazione per la sostenibilità del proprio modello di affari.

La Norvegia, in particolare, non ritiene più conveniente investire nei combustibili fossili e in tutto ciò che può danneggiare l’ambiente, il clima o la salute. Non solo, il suo Fondo sovrano ha deciso anche che venderà le proprie azioni delle aziende che producono tabacco, armi nucleari, mine antiuomo e di tutte quelle che non rispettano i diritti dell’uomo o che compromettono l’esistenza degli ecosistemi. In più, di volta in volta rivelerà in anticipo come intende votare alle riunioni annuali di alcuni consigli di amministrazione di società di cui fa parte, ogni volta che “questa informazione anticipata possa influenzare l’esito finale del voto”. Del resto, ha già avviato discussioni sui temi sociali o ambientali in ben 623 aziende di cui detiene le quote.

Sì, è vero, il Fondo sovrano norvegese è quello che è grazie ai soldi messi via negli ultimi decenni grazie alla vendita di gas e petrolio, di cui la Norvegia è tuttora ricchissima. Ma è un ottimo passo in avanti, un segnale importante per le imprese di tutto il mondo e una scelta che ha comunque ripercussioni molto concrete, visto il peso di chi l’ha fatta. Nonché un fortissimo schiaffo alla politica pro-petrolio di molti altri paesi, inclusa ovviamente l’Italia.

Ma il governo di Oslo, come ha reagito a questo modo di amministrare il suo surplus fiscale? Semplicemente proponendo di concedere ancora maggiore libertà al Fondo rispetto alle società in cui investire.

Ve lo immaginate il governo fossile di Matteo Renzi, fermo ancora alle trivelle e talmente all’avanguardia di ritenere il carbone una fonte di energia su cui investire, fare una scelta che ricordi minimamente quella norvegese? Ve lo immaginate il nostro illuminato premier che, insieme all’improbabile ministro Galletti, fra un tweet e l’altro annuncia di volere condurre una politica rispettosa dell’ambiente e dei diritti umani? Io no, pur mettendoci tutta la fantasia di cui sono capace.

Caro Matteo, invece di guardare il telefonino e farti selfie, fatti un giro in Norvegia, e impara cosa significhi davvero “Nuovo che avanza”. Oltre che ovviamente un minimo di buona politica, non solo ambientale.

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