AmbienteAttività M5SEcologiaMinipostPolitica

Legge sugli Ecoreati, ora applichiamola!

Dallo scorso 29 maggio è entrata in vigore la legge sugli Ecoreati. Approvata al Senato il 19 maggio e fortemente voluta dal M5S, questa legge dopo decenni di attesa ha portato i crimini contro l’ambiente nel Codice penale.

L’entusiasmo è stato generale. Solo alcuni farabutti che adesso rischiano la galera non sono stati contenti di questi sviluppi.

Quella sugli Ecoreati è una legge certamente non facile, che va a inserirsi in un quadro normativo, quello italiano, a dir poco complesso. E tanto più la materia è complessa, più richiede valutazioni tecniche, tanto più il ruolo di chi dovrà in concreto applicare la legge diventa fondamentale.

La portata rivoluzionaria di questa legge, insomma, si potrà misurare solo attraverso una sua concreta applicazione.

L’approvazione di questa legge rinnova finalmente “il codice penale introducendovi dopo un ventennio di attesa il titolo VI bis intitolato “Delitti contro l’ambiente”, la disposizione più qualificante della volontà del legislatore di contrastare in maniera “globalizzata” le violazioni ambientali”, scrive il Sostituto Procuratore Pennisi sul Quotidiano del Diritto del Sole 24 ore.

Nonostante l’entusiasmo, però, anche Pennisi ritiene che il “pregio” di queste disposizioni legislative “sarà dimostrato dalla loro concreta utilizzazione in sede giudiziaria che potrà consentire eventuali – si ripete eventuali – messe a punto di natura legislativa, se occorrenti.”

Ricordiamo che questa legge, oltre ad aver introdotto cinque nuove fattispecie delittuose nel Codice penale, introduce:

l’applicazione del raddoppio dei termini di prescrizioni già aumentati dalle previsioni di pene maggiori, (inoltre trattandosi di reati di danno la prescrizione avrà comunque inizio dal momento in cui il danno si viene a determinare, cosa estremamente importante);

l’uso delle intercettazioni telefoniche e l’allungamento dei tempi concessi per le indagini preliminari; sancisce l’obbligo di ordinare la bonifica in ogni caso e la confisca, anche per equivalente;

l’incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione per i condannati per reati ambientali;

l’obbligo di coordinamento delle indagini nei casi in cui le indagini possano riguardare diverse procure;

punisce efficacemente a prescindere dall’inerzia o meno del soggetto responsabile chi non effettua la bonifica essendovi obbligato per legge per ordine di un’autorità o del giudice.

Dagli anni ‘90 a oggi la Magistratura ha dovuto affrontare una sempre crescente richiesta di giustizia ambientale con pochi e spuntati strumenti. Probabilmente se questa legge fosse stata approvata allora, oggi non avremmo un così lungo elenco di reati e di colpevoli rimasti impuniti.

Un’industria sana non dovrebbe temere norme severe con chi commette crimini ambientali. Anzi, dovrebbe accoglierla con favore, in quanto è un ostacolo per i competitor scorretti.

Ma vedendo cosa succede quasi ogni giorno dall’Expo, ai Tav, fino ad arrivare ai Mose e alla Terra dei Fuochi, passando per Mafia capitale, il dubbio che in questo paese i competitor scorretti siano la maggioranza a volte viene.

Previous post

Il TTIP è in agonia!

Next post

Zucchero bianco, come una droga