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MORIRE D’INQUINAMENTO, L’ITALIA PAGA PER FARLO

66000 morti premature all’anno. 66000 morti premature all’anno di cui nessuno parla, nessuno sa, nessuno vuole vedere. Perché? Perché sono morti da inquinamento. Un tema su cui uno Stato dovrebbe e potrebbe fare molto ma sul quale lo stato italiano non vuole fare nulla. E il motivo è presto detto: tutelare la salute dei cittadini significa prima di tutto tutelare l’ambiente e il nostro territorio, fare prevenzione, educazione e informazione; scontentare un po’ di lobby – soprattutto quelle del tanto amato fossile – e investire in alternative sostenibili ed ecologiche.

Questa inefficienza ha fatto dell’Italia lo Stato europeo più colpito in termini di mortalità connessa al particolato. Ma malgrado questo il nostro governo non ha adottato alcuna misura legislativa o amministrativa idonea a risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico. 

Dalla Commissione europea è arrivato così l’ennesimo monito – “L’ultimo avvertimento” – per lo Stato italiano di adeguarsi alla normativa relativa alla qualità dell’aria (direttiva 2008/50/CE) che impone agli Stati membri di limitare l’esposizione dei cittadini a questo tipo di particolato e stabilisce valori limite per l’esposizione riguardanti sia la concentrazione annua (40 μg/m3), che quella giornaliera (50 μg/m3), da non superare più di 35 volte per anno civile.

Normativa che in Italia viene semplicemente ignorata. Da oltre 12 anni, ovvero da quel gennaio 2005 in cui sono entrati in vigore i valori limite giornalieri di polveri sottili in sospensione (PM10) sono 30 le zone del territorio italiano in cui questi limiti sono stati infranti: Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. In altre 9 zone sono stati superati anche i valori limite per i superamenti annuali: Venezia-Treviso, Vicenza, Milano, Brescia, due zone della Pianura padana lombarda, Torino e Valle del Sacco (Lazio).

Queste infrazioni sono causa dell’ennesima procedura aperta nei confronti del nostro Paese, sul quale pesa già una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (cfr. sentenza della Corte di giustizia del 19 dicembre 2012, C-68/11) che dichiara l’Italia responsabile della violazione della legislazione nel merito. Intanto da Bruxelles arriva una nuova minaccia di deferimento alla Corte di giustizia dell’Ue.

Insomma in Italia si muore di smog e si paga per poterlo continuare a fare. Una genialata che grava sulle spalle dei cittadini da anni e per cui nessun governo ad oggi ha mai mosso un dito. Amministrazioni centrali ed esecutivo – come sempre accade nel nostro Paese – agiscono all’ultimo su scala locale, con blandi provvedimenti emergenziali, mentre servirebbe un progetto su scala nazionale che tocchi sia i contesti urbani che il settore industriale, che vada dalla mobilità sostenibile alla riqualificazione energetica degli edifici e che metta davvero al centro la tutela dei cittadini, dell’ambiente e la salute delle persone.

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