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L’olio di palma sbarca a Montecitorio: esperti ne chiedono messa al bando

La questione olio di palma ci riguarda tutti molto da vicino e soprattutto riguarda il futuro del nostro pianeta. L’olio di palma è un killer che distrugge tutto ciò che trova sul suo cammino: la nostra salute, gli animali, le foreste, l’ambiente dove vivono intere popolazioni costrette ad emigrare o a lavorare in condizioni di schiavitù.

Ad alcune grandi aziende tutto questo non interessa. Aziende come Ferrero, Nestlé, Unilever, Unigrà, preferiscono difendere i loro enormi interessi nell’olio di palma piuttosto che tutelare i consumatori e l’ambiente.

Perché? Perché l’olio di palma conviene. Essendo prodotto in gran parte in paesi come Malesia e Indonesia in cui la mancanza di leggi a tutela dell’ambiente e dei lavoratori l’olio di palma permette alle multinazionali di produrlo e comprarlo a prezzi bassissimi. Ma mentre loro ci guadagnano c’è chi ci perde tantissimo…

Ci perdiamo noi, in quanto consumatori. L’olio di palma è una sostanza dannosa per la nostra salute, soprattutto quella dei più piccoli. Abbiamo i bambini più grassi d’Europa e continuiamo a dargli da mangiare merendine, snack e torte piene di olio di palma, una delle sostanze più ricche di acidi grassi saturi! In particolare l’acido palmitico a cui fonti autorevoli come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Center for Science in the Public Interest, la statunitense American Heart Association e l’Agenzia francese per la sicurezza alimentare, il Consiglio Superiore della Salute del Belgio, imputano l’aumento di colesterolo e rischi cardiovascolari. E, soprattutto, sono presenti sostanze genotossiche e cancerogene. Cosa che si sapeva da tempo ma che è stata recentemente confermata dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare. Dopo il verdetto dell’Efsa forse è arrivato il momento per qualcuno di fare ammenda. Sostanze cancerogene e genotossiche non devono essere presenti negli alimenti.

Oltre alla nostra salute a perderci è anche l’ambiente.

Anche se recentemente siamo stati bombardati da spot che raccontavano quanto l’olio di palma fosse sostenibile la realtà è un’altra. E’ notizia di questi giorni che l’Indonesia ha conquistato il non ambito traguardo di superare il Brasile nel campo della deforestazione. Impressionante è la mappa che dimostra la contrazione delle foreste in Indonesia dal 1950 al 2010. Ecco. Gran parte di questo disastro è causato dagli incendi dolosi per far spazio alle piantagioni di olio di palma. Secondo il Wwf, 12 milioni di ettari di foreste indonesiane sono stati ricoperte dalle coltivazioni di palme da olio. I danni sono inimmaginabili: riduzione dei nostri polmoni verdi mondiali, scomparsa di piante ed animali, perdita della biodiversità: oltre 1.500 specie di uccelli a rischio estinzione, e la morte di specie come le tigri di Sumatra, il rinoceronte di Giava, elefanti e oranghi.

Ci perdono le popolazioni locali.

La produzione di olio di palma costringe numerose popolazioni locali e indigene a migrazioni forzate. Gli abitanti delle zone interessate dalle piantagioni vengono privati della terra e della casa o costretti a lavorare nelle monocolture di palme senza alcun diritto. Basti pensare che l’industria malese dell’olio di palma è stata più volte denunciata dal Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti per avere sfruttato il lavoro di bambini e il lavoro forzato.

Ci perde il pianeta.

La distruzione delle foreste concorre a peggiorare il cambiamento climatico perché i suoli deforestati liberano enormi quantità di gas serra che, a livello globale, contribuiscono quasi come l’intero settore dei trasporti. I frequenti incendi appiccati in Indonesia per far spazio alle piantagioni di olio di palma sono causa del 75 per cento delle emissioni di gas serra del paese, che si piazza al quinto posto nella classifica mondiale dei maggiori responsabili di emissioni di CO2. È incredibile che un paese così poco industrializzato arrivi a inquinare come Cina e Stati Uniti!

La lontananza a volte ci fa dimenticare che questi fatti ci riguardano da molto vicino e che il problema dei cambiamenti climatici, delle emissioni di CO2 e dell’inquinamento atmosferico non conosce confini!

In questo tunnel di cattive notizie, un piccolo barlume di speranza c’è: sempre più persone hanno deciso di boicottare l’olio di palma.

A nulla è servito lo spot della neonata Unione italiana per l’olio di palma sostenibile. E neanche la truffa della presunta certificazione di sostenibilità rilasciata dalla RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil), uno dei peggiori casi di “greenwashing” della storia!

Ormai sempre più consumatori dicono no all’olio di palma. Tant’è che molti marchi hanno iniziato eliminare questo grasso dai loro prodotti: Coop, Esselunga, Carrefour, Iper, Despar, Primia, Crai, Ikea, Ld Market, Picard, MD discount, U2, Colussi… e molti ancora.

A questo punto verrebbe da chiedersi da che parte sta il nostro governo, visto che dal Ministero della Salute non si è ancora sentita parola… Sì che ormai la questione è semplice: da una parte c’è chi vuole tutelare la salute dei cittadini e il nostro pianeta e dall’altra chi vuole tutelare gli interessi delle lobby dell’olio di palma e dell’industria alimentare.

Noi come Movimento 5 Stelle fin da subito abbiamo deciso da che parte schierarci. Nei mesi scorsi abbiamo presentato un esposto per chiedere di fermare lo spot promosso dall’Unione Italiana per l’Olio di Palma sostenibile, abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro Lorenzin contestando la legittimità dell’iniziativa di lobbying portata avanti dall’industria alimentare a favore dell’olio di palma e infine abbiamo depositato una proposta di legge per vietare l’uso dell’olio di palma, ora in discussione su Rousseau.

Per tutti questi motivi abbiamo deciso di organizzare il 25 maggio un convegno presso la Camera dei Deputati in cui interverranno attivisti, ambientalisti, esponenti del mondo della scienza, della ricerca e della medicina, per analizzare tutte le problematiche relative all’utilizzo dell’olio di palma e per chiederne il bando. È arrivato il momento di dire basta! 

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