AlimentazioneAmbientePolitica

A Pasqua siamo tutti più buoni (ma già a Pasquetta tutto cambia)

A Pasqua siamo tutti più buoni (ma già a Pasquetta tutto cambia). Parafrasando il famoso detto “non si ingrassa da Pasqua a Pasquetta ma da Pasquetta a Pasqua”, si potrebbe dire che gli agnelli non si salvano da Pasqua a Pasquetta ma da Pasquetta a Pasqua.

Soprattutto se di cognome fai Berlusconi o Boldrini, se tra gli scranni del Parlamento c’hai passato più di una Pasqua e se la possibilità di fare qualcosa di concreto per milioni di agnellini – non 3 o 4 – ce l’hai avuta davvero.

Premetto: non ho nulla in contrario agli animalisti della domenica, anzi, qualsiasi persona che anche solo per un giorno risparmi questo abominio ben venga. Detto ciò mi sorprende l’ipocrisia di chi per anni ha avuto una reale possibilità in quanto maggioranza di far qualcosa di concreto su questi temi ed è sempre stato fermo, indifferente o complice e oggi si spaccia come paladino della causa ambientalista adottando qualche cucciolo (che domani chissà che fine farà).

Ogni anno abbiamo a che fare con cifre spaventose: i dati riportati da Animal Equality Italia parlano di circa 4 milioni gli agnelli uccisi ogni anno in Italia per il consumo, tra quelli esportati dall’Est Europa (Romania prima di tutto) e quelli allevati in Italia. Una cifra che aumenta se prendiamo in considerazione anche pecore, agnellotti e capre. Nel solo periodo pasquale si sfiorano gli 800.000 animali uccisi.

Uccisi in maniera inconcepibile.

Dalle denunce di molte associazioni animaliste la situazione appare allarmante. Sia durante il trasporto all’interno dei camion che nei macelli questi animali vengono lasciati agonizzanti, senza cure veterinarie, in stato di ipotermia e in condizioni igienico-sanitarie pessime, in alcuni casi prossimi alla morte. Violenze e maltrattamenti sono la norma, con tutto ciò che ne consegue: rischi di contaminazione per tutti gli altri animali e ripercussioni per la salute dei consumatori.

Cosa hanno fatto i vari Berlusconi e Boldrini in tutti questi anni per arginare questa situazione drammatica? Nulla. Anzi. Tutto ciò che ha riguardato produzioni intensive e industriali è stato cospicuamente incentivato. Magari, mi direte, hanno avuto l’illuminazione ora… ottimo! Noi siamo pronti!

Insieme al collega Paolo Bernini e ai tanti 5 Stelle sensibili all’argomento, da quando siamo in Parlamento, portiamo avanti proposte concrete in questi ambiti: abbiamo proposto menù vegetali nelle mense pubbliche, abbiamo richiesto una corretta educazione alimentare per informare i consumatore dei benefici di una dieta vegetale, abbiamo proposto un’etichettature trasparente per dare la possibilità ai consumatori di scegliere con consapevolezza.

Abbiamo intavolato una vera e propria battaglia per contrastare l’orrore dell’allevamento intensivo. A cui però, purtroppo, fino ad oggi nessun altro partito si è mai unito. Su questi temi ci sono molte proposte sul tavolo – le nostre proposte – che si potrebbero approvare da subito, magari subito dopo Pasquetta. Quando le foto con l’agnello non faranno più tendenza e gli animalisti della domenica di Pasqua, torneranno i lupi del lunedì.

Previous post

La Cina di Mao, l'Europa della Bayer-Monsanto: oggi come ieri chi controlla il cibo controlla il mondo

Next post

Olio di palma: in Europa è sinonimo di bassa qualità, ma in Italia si continua a difenderlo