Attività M5S

Renzi e le riforme per abbattere la democrazia

Se penso al tema delle riforme costituzionali non posso non pensare alla nostra Carta costituzionale, la tanto nominata, quanto poco attuata Costituzione italiana.

Non posso non pensare alla situazione storica da cui ha preso vita quel documento, nel quale sono confluite le migliori intelligenze del nostro paese uscito dalle tragedie belliche nelle quali era stato condotto da un regime idiota e corrotto all’ennesima potenza.

Quella Carta costituzionale nasceva su un paese in macerie che si avviava comunque a rimettersi in piedi per ricostruire il proprio destino. A fondamento di quel testo era posto il lavoro. La realtà era così evidente, milioni di braccia avrebbero ricostruito le strade, i ponti, i porti, le ferrovie, gli edifici del paese.

A circa 70 anni di distanza dalla nascita della Costituzione la situazione è purtroppo deprimente. Ed oggi più che mai, quella Carta non è il documento portante di un Paese florido e lanciato verso il futuro, ma una sorta di carta da parati sgualcita di una casa parzialmente diroccata.

Una vera indipendenza l’Italia Repubblicana forse non l’ha mai avuta, schiacciata com’è stata tra le maglie di una guerra fredda che ne ha determinato forme e limiti e privata di un’autentica sovranità energetica. Oggi ci troviamo anche menomati di quella sovranità monetaria che risulta essere davvero l’autentica colonna per definire la libertà di un paese della capacità di un popolo di autodeterminarsi.

Siamo chiari, riceviamo ordini da un sistema eurocratico non elettivo che in base a parametri economici rigidamente definiti ma mai ben motivati sta letteralmente distruggendo il Paese nel preciso interesse di gruppi bancari e cartelli multinazionali che operano senza reali controlli.

In questo contesto ci chiediamo cosa voglia ancora dire il termine “democrazia”. Sempre più spesso ci sembra che questo termine venga associato a quello di ostacolo. Come se il procedimento democratico non fosse la regola aurea per le decisioni, ma l’ultimo baluardo tecnico lasciato alle popolazioni per impedire a forze macrofinaziarie e corrotte di esercitare il proprio potere in modo indisturbato.

Oggi vediamo l’Italia trattata alla stregua di un Governatorato tedesco, con i nostri “illustri politici” andare a Berlino per ricevere il benestare alle manovrette di governo all’italiana. E cosa chiedono ai governanti nazionali? Chiedono sostanzialmente di ridurre quello che potremmo chiamare il coefficiente di democrazia interno, al fine di porre meno ostacoli possibili ai diktat dell’euro-finanza.

Ed è questo quello che il Governo Renzi, in accordo con le forze meno degne di questo paese sta portando avanti nel suo illegittimo progetto di riforma costituzionale. Ridurre il portato della nostra democrazia.

Il Movimento5Stelle ha sempre sostenuto la necessità di rivedere i costi della politica, gli sprechi assurdi, i privilegi feudali di caste e consorterie. L’obiettivo è sempre stato e lo è tutt’ora di snellire il carrozzone di palazzo per riportare la politica tra le persone e le persone nella politica.

Aprire le stanze del potere per riacquisire quegli strumenti minimi per una gestione virtuosa della cosa pubblica nell’interesse di tutti e non solo di poche lobby arricchite e sempre più corrotte. Ma tutto questo non ha mai voluto significare una riduzione della democrazia, tutt’altro.

Ecco perché la nostra è una posizione del tutto contraria alla riforma costituzionale portata avanti dal Governo Renzi-Berlusconi, perché il loro disegno che ricalca le linee P2 da un lato tende ad un governo autoritario e dall’altro a ridurre la democrazia.

E’ un tema sul quale naturalmente torneremo, perché si tratta della vita democratica di questo paese, per ora – mentre l’iter della riforma è in corso – vogliamo sottolineare alcuni punti fondamentali che a nostro avviso meritano l’attenzione di tutti gli italiani:

La Riforma Renzi mira ad eliminare il sistema a bicameralismo perfetto introducendo una modifica del Senato che ne uscirebbe fortemente menomato in quanto i suoi 100 membri non sarebbero più eletti direttamente dai cittadini, ma indirettamente dai consiglieri regionali.

Non è ancora chiaro quali funzioni avrebbe questo nuovo Senato, certo i neo-senatori-non eletti manterrebbero comunque l’immunità parlamentare come da art. 68 della Costituzione, creando forme ibride anche di difficile definizione costituzionale.

Sempre in linea con l’abbassamento del potere democratico dei cittadini per i referendum abrogativi le firme richieste verranno alzate da 500mila a 800mila e per le leggi d’iniziativa popolare le sottoscrizioni necessarie saranno quintuplicate da 50mila a 250mila.

Il disegno è chiaro, rendere il Parlamento italiano una stanza di transito di decisioni prese altrove, con un potere sostanzialmente accentrato nelle mani del Presidente del Consiglio e del Governo.

Qualche anno fa questo era il disegno piduista, del quale Berlusconi è stato in parte esecutore, oggi il suo figlioccio sta portando il lavoro a compimento.

Vorremmo di cuore che gli italiani ne prendessero coscienza, anche e soprattutto quelli che – anche in buona fede – lo hanno votato.

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