AmbienteAzioni discusse con i cittadiniEconomiaEnergiaRifiuti

Serve un’economia circolare

È sempre più evidente che l’attuale sistema produttivo e di consumo che adottiamo si fonda su presupposti sbagliati, perché non realistici. Ecco perché si sta rivelando necessaria l’adozione di un’economia circolare.

Per oltre un secolo il modello produttivo lineare – estrai le risorse, fai un prodotto e crea dei rifiuti – si è potuto basare su grandi disponibilità e facilità di accesso delle risorse naturali, minerali ed energetiche, e sul loro basso costo.

Questo processo, però, potrebbe continuare all’infinito solo in un mondo con risorse infinite e con una infinita capacità di assorbire i nostri flussi inquinanti. Ovvero in una sorta di videogioco, quello in cui ancora oggi vive gran parte del potere economico, finanziario e politico dominante.

In un mondo con risorse limitate, è evidente che un sistema produttivo lineare non può durare nel tempo. In altre parole, non è sostenibile, e impone rischi enormi alla società, alla nostra civiltà e allo stesso mondo del business.

Giusto per fare un esempio, con il sistema lineare noi esseri umani spostiamo ogni anno tra i 50 e i 60 miliardi di tonnellate di roccia, pietre, sabbia e ghiaia (compresi i minerali di scarto). Di questi, un terzo circa è dovuto al prelievo di minerali per l’industria metallifera e due terzi per altre industrie e per le costruzioni.

Si tratta di una quantità pari al doppio di quella eruttata dai vulcani oceanici, al triplo di quella portata al mare da tutti i fiumi del mondo, al quadruplo di quella che sposta la formazione di montagne, a dodici volte quella trascinata dai ghiacciai e a sessanta volte quella dovuta all’erosione eolica.

La nostra sete di combustibili fossili comporta poi il prelievo annuo di circa 45 miliardi di tonnellate di materia dormiente in natura, di cui 14 miliardi sono i combustibili effettivamente utilizzati, il resto diventa immediatamente rifiuto.

L’altra faccia della medaglia del prelievo di queste ingenti quantità di materiali è infatti il loro “consumo”, cioè la loro progressiva trasformazione in rifiuti da restituire all’ambiente o accumulare in discariche. Ogni risorsa utilizzata si trasformerà in residuo, con quel che ne consegue per gli equilibri naturali.

Equilibri che rischiano di essere irrimediabilmente sconvolti. Su nove confini planetari, infatti, la nostra ingordigia consumistica ce ne ha già fatti superare quattro. Perdita di biodiversità, livello di deforestazione, quantità di CO2 in atmosfera, flusso di azoto e di fosforo. Sono le quattro emergenze ambientali che l’umanità rischia di non potere più affrontare, avendone superato il limite di sopportazione da parte del pianeta.

Siamo quasi a metà dell’opera di distruzione del pianeta. O meglio, della nostra possibilità di vivere su di esso. Ripensare il nostro modello di sviluppo è necessario. Sempre che si voglia parlare ancora di futuro.

Previous post

Il governo aiuterà mai il Mediterraneo?

Next post

Ripensiamo da zero il modello di sviluppo