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Smog: si muore anche in Italia (nel silenzio delle Istituzioni)

20 minuti. Tanto basta a Pechino per non scorgere più l’orizzonte. In questi giorni stanno facendo molto scalpore le immagini della capitale della Cina invasa dallo smog. Un video pubblicato su Facebook da un utente cinese mostra la skyline della metropoli diventare praticamente invisibile a causa dello smog in soli 20 minuti, riassunti in 10 secondi grazie al timelapse.

In questa città l’inquinamento atmosferico è talmente alto che, durante il week end di Capodanno, le autorità hanno dovuto cancellare diversi voli diretti all’aeroporto principale e hanno dovuto sospendere gli autobus verso le città limitrofe. Stando ai dati riportati da Greenpeace East Asia, circa 200 milioni di persone sono sottoposte a un livello di smog estremamente pericoloso.

Pensate che tutto ciò non ci riguardi? Pensate che in Italia non accadrà mai? Secondo i dati riportati dall’Ispra nell’ultimo “rapporto sulla Qualità dell’ambiente urbano”, nel nostro Paese si contano circa 90mila morti premature all’anno correlate all’inquinamento atmosferico. Già oggi sono tante le città italiane “fuorilegge” per la qualità dell’aria.

I dati sulle polveri sottili forniti da Arpa per il Piemonte, per esempio, sono inequivocabili: per le festività una nuvola di smog ha avvolto la maggior parte dei centri urbani del nord Italia, una cappa di veleni che il mese scorso è stata analizzata anche dall’Agenzia europea dell’ambiente che denuncia un aumento del particolato più fine del PM10 – l’ancor più temibile per le vie respiratorie PM2,5 – oltre che di ozono e di biossido di azoto.

Il quadro è allarmante soprattutto nell’area della pianura padana. Basti pensare che il giorno di Santo Stefano l’aria a Torino e in alcuni comuni limitrofi aveva raggiunto livelli di tossicità pari ai 100 microgrammi al metro cubo di polveri sottili. 

E la situazione continua a peggiorare. Ovviamente nel silenzio generale delle Istituzioni e di chi potrebbe far qualcosa. Non saranno gli ennesimi provvedimenti emergenziali ed estemporanei a risolvere le cose. Ci si deve dare una svegliata, tutti. E iniziare ad agire seriamente con provvedimento strutturali e strategici, portati avanti su scala nazionale e pensati a lungo termine.

Come? Con più informazione, più studi e più controlli sulle emissioni.

Come Movimento 5 Stelle abbiamo allo studio una moratoria, cioè un accordo tra Ministeri e Regioni, per valutare con occhio maggiormente critico i progetti di nuovi impianti (o l’ampliamento di quelli già esistenti) che comportino emissioni di sostanze killer, soprattutto particolato e metalli pesanti. Anche i parametri per monitorare la qualità dell’aria dovrebbero cambiare e aggiornarsi al passo con gli ultimi studi internazionali: in Europa il limite annuale per le polveri sottili è di 40 microgrammi al metro cubo ma, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, i problemi per la salute umana s’iniziano a presentare già sopra i 20 mg/mq.

La stessa Oms ha presentato uno studio – “Economic cost of the health impact of air pollution in Europe” – che evidenzia i costi sanitari associati all’inquinamento dell’aria: nel 2010 per il nostro paese sarebbero di 97 miliardi di dollari annui tenendo conto della sola esposizione al particolato e di 133,4 miliardi tenendo conto della VSL (value of statistical life) nel calcolo. Praticamente i costi associati al particolato sarebbero pari al 4,7% del PIL. Tra l’altro la stima delle morti premature per il nostro paese calcolato dall’Oms era più basso (32.447 morti premature nel 2010 per il particolato) delle stime per il 2014 dell’EEA; pertanto se si tenesse conto di quest’ultima stima i costi sanitari sarebbero addirittura più elevati.

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