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Suv tram a Torino, passi avanti o indietro?

Vogliamo davvero la green economy o qualcuno “rema” ancora contro?

Per renderci conto di quanta strada ci sia ancora da percorrere per cambiare mentalità e orientare l’economia in modo differente, lasciate che vi racconti questa storia che contiene, tra l’altro, anche dati utili sul lavoro del futuro.

Lo scorso mese, ha suscitato un certo scalpore e diffuse critiche uno spot televisivo avente come oggetto un modello automobilistico Suv e girato nel centro storico di Torino, tra l’altro per motivazioni storiche denominata “città dell’auto”.

Tale spot contiene un chiaro confronto visivo tra una scattante autovettura privata e un tram del trasporto pubblico locale (GTT).

Dalla comparazione per immagini l’utilizzo del tram per gli spostamenti in città è presentato come poco sicuro, tutt’altro che gradevole e che la tecnologia alla base di tale mezzo pubblico sia antiquata per non dire obsoleta. Si aggiunga che il conducente dello spot è una persona reale e dipendente GTT, non un attore o una comparsa (qui la scheda tecnica).

Che cos’altro è successo?

La sede italiana di detta casa automobilistica ha prontamente ribadito alle accuse di dare una immagine sgradevole del trasporto pubblico in generale e di quello torinese in particolare affermando che “questo spot non rappresenta e non desidera rappresentare la realtà né tanto meno rappresentare negativamente alcuna categoria” (fonte, il commento della Land Rover).

Rimane però viva l’impressione di un giudizio negativo globale e complessivo del trasporto pubblico e la presentazione degli utenti dello stesso come insoddisfatti.

Cosa c’è che non va?

Secondo M5S questo spot ci riporta indietro in quel cammino che stiamo intraprendendo verso una nuova concezione del lavoro e dell’economia.

Date uno sguardo a questi dati.

Il settore green economy, in base al documento conclusivo elaborato congiuntamente il 18.09.2014 dalla Commissione Ambiente della Camera presenta un settore in inarrestabile ascesa e dagli interessanti sviluppi occupazionali oltre che ad indiscutibili benefici di tutela dell’ambiente e ottimizzazione delle risorse. In sintesi: secondo l’Enea le ecoindustrie europee valgono 319 miliardi di euro con 3,5 milioni di addetti.

Nell’Unione Europea la crescita annuale dell’occupazione verde è stata del 2,7% dal 2000 al 2008 ed è passata dai 2.400.000 posti di lavoro del 2000 ai 3.400.000 nel 2012. Secondo l’Eurobarometro 2012 il 51% delle piccole e medie imprese italiane impiegherà nel proprio organico almeno una figura professionale definibile come un green job.

La media europea si attesta invece al 39 per cento. Si stimano 3,1 milioni di italiani impiegati in lavori green. Il 60% di queste assunzioni sono a tempo indeterminato. Il settore green include l’efficentamento energetico anche relativo a carburanti e trasporti (testo integrale dell’Indagine conoscitiva sulla green economy).

Facciamo altre considerazioni.

Se avete letto il documento, avrete notato che sono indicati come prioritari per avviare un’indagine sull’applicazione della economy nell’economia italiana i settori edilizia e trasporti (rif. punto 6 pag. 8 dello stesso).

Sempre nel medesimo documento si ribadisce che una trasformazione globale dell’economia verso la green economy richiede investimenti che dovrebbero porre una particolare attenzione ai settori dell’energia, dell’edilizia e degli stessi trasporti (rif. pag. 10).

Addirittura lo stesso ministro MIUR Stefania Giannini ha sottolineato che è necessario intervenire per “ridurre i consumi nel settore dei trasporti investendo non solo su sistemi di propulsione alternativi, ma anche sul trasporto pubblico e non-motorizzato per le persone e sul trasporto ferroviario e marittimo per le merci” (rif. pag. 49).

Sempre l’VIII Commissione della Camera ha elaborato una specifica proposta in tema di mobilità urbana sostenibile da applicarsi in particolare nell’ambito delle cosiddette smart city (quale, per esempio, si candida ad essere tale la stessa Torino) , compattando il centro abitato, aumentando la mobilità ciclo-pedonale, le pratiche di car sharing/pooling, la diffusione di veicoli a bassa emissione e infine favorendo lo stesso trasporto pubblico.

Infine, notate che in altri Stati europei i Governi adottano misure volte a incentivare nella popolazione comportamenti virtuosi per salute, ambiente ed economia. Si veda il caso recente del Governo francese che, per ridurre i costi sanitari delle malattie correlate alla dipendenza da tabacco, ha deciso di togliere il marchio dalle scatole di sigarette in commercio onde stimolare nel consumatore una minore affezione ad una pratica di per sé nociva se prolungata e che può dar luogo a patologie e comportamenti con pesanti ricadute sul sistema sanitario nazionale (fonte Ansa: Francia: lotta antifumo, arrivano pacchetti no logo).

Insomma, come MoVimento ci chiediamo se non sia il caso di adottare, per favorire la conoscenza e la diffusione di nuovi stili di vita nei settori lavoro e consumi legati alla green economy, delle campagne promozionali e di pubblicità progresso per comunicare quanto prima questi cambiamenti, in parte già in atto e, come evidenziato poco sopra, strutturalmente rilevanti per la nostra società e per l’economia.

Che ne pensate di studiare format o clip o presenze programmate in trasmissioni del servizio pubblico con l’obiettivo di veicolare, attraverso la presenza di esperti e testimonianze, l’importanza per l’economia globale del settore green e, a tempo debito, la possibilità d’accesso ad incentivi alle buone pratiche nel settore trasporti quali i cosiddetti “buoni mobilità”?

Dite la vostra nei commenti: il cambiamento è adesso!

Mirko Busto – cittadino alla Camera dei deputati VIII commissione Ambiente

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