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RSPO, Greenpeace inchioda l’olio di palma sostenibile

Lo sosteniamo da sempre: l’olio di palma sostenibile non esiste: la certificazione di sostenibilità è una farsa e il report pubblicato ieri da Greenpeace ne è l’ennesima prova. Venticinque pagine in cui si denuncia quanto lo IOI Group sia “sostenibile”: lo IOI è una delle principali compagnie del business dell’olio di palma, nonché una delle società ideatrici della famigerata certificazione di sostenibilità: la RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil), un’organizzazione-ombrello nata nel 2004 per garantire che i produttori di olio di palma rispettino dei “criteri minimi di sostenibilità ambientale” nella coltivazione dell’olio di palma. Secondo quanto si legge lo IOI Group è proprietario di circa un terzo delle piantagioni del Ketapang, un’area nella provincia indonesiana del West Kalimantan,

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Indonesia, dopo le fiamme l’olio di palma!
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Indonesia, dopo le fiamme l’olio di palma!

La pubblicità ingannevole di Aidepi ha anticipato di poco l’inizio di incendi che, ancora una volta, hanno devastato enormi porzioni di foresta indonesiana. In questi giorni, la denuncia arrivata da Greenpeace contro le piantagioni di olio di palma in Indonesia è l’ennesima riprova di come l’uso di questo olio renda l’Occidente responsabile della inesorabile deforestazione dell’Indonesia e della Malesia, con la conseguente perdita della biodiversità presente in questi territori. Le immagini divulgate da Greenpeace

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decontaminazione fukushima
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La non-decontaminazione di Fukushima

Il nucleare è sicuramente uno dei migliori esempi di non-futuro della razza umana. Creare scorie che restano radioattive per centinaia di migliaia di anni senza poter neppure essere smaltite, infatti, rappresenta al meglio la stupidità, l’egoismo e la miopia dell’essere umano contemporaneo. Che non impara mai una lezione. Nemmeno dopo Fukushima, dove il programma di (non)decontaminazione sta miseramente fallendo, nonostante i proclami di un governo che vuole agire in modo criminale. “La contaminazione radioattiva nelle foreste e nei terreni di Iitate, distretto della prefettura di Fukushima, è così estesa e a livelli ancora così alti che per i residenti sarà

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AlimentazioneAmbienteAzioni discusse con i cittadiniEcologiaPolitica

Così uccidiamo i mari!

Riserve ittiche svuotate del 90 percento in soli 60 anni e collasso di tutte le specie pescabili entro i prossimi 30. Sono solo due degli effetti devastanti che la nostra dieta da una parte e la sete di profitto dall’altra hanno provocato nei mari di tutto il pianeta. L’inattività legislativa, la quasi assenza (in percentuale rispetto alle dimensioni degli oceani) di aree marine protette e il mancato rispetto delle poche regole esistenti potrebbe infatti risultare irreparabile già entro la metà di questo secolo. L’allarme è stato lanciato da diverse associazioni ambientaliste, come Greenpeace, Wwf e Oceana, anche se non sembra interessare a molti. E le Istituzioni? In Italia, silenzio quasi totale, come al solito. In Europa, un timido passo in avanti. Dal primo gennaio di quest’anno, infatti, nelle acque di tutta l’Ue è stata vietata l’assurda pratica con cui s…

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