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Riforma costituzionale: con il No proteggiamo l’ambiente

Con la riforma del Titolo V a rischio c’è il nostro Paese. Tav, Tap, Ponte sullo Stretto, autostrade, viadotti e ferrovie ad alta velocità, ma anche grandi eventi e grandi opere, attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, stoccaggi, elettrodotti, inceneritori, trivellazioni, impianti petroliferi, gasdotti e rigassificatori. Tutto sarà fatto subito, più in fretta e senza fronzoli. Evviva! Grazie a questa riforma l’Italia diventerà ben presto la Babele delle grandi opere, magari incompiute, magari assegnate con appalti truccati. Ma che importa? L’importante è cambiare, anche quando cambiare è sinonimo di distruggere ciò che rimane del nostro Paese. E farlo in fretta, senza l’impiccio di comuni, associazioni, comitati e regioni che troppo spesso si mettono di traverso nella corsa del governo verso il compiacimento di lobby del petro…

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Titolo V: se vince il sì mafia, lobby e “società amiche” pronte a spartirsi il bottino

C’è un aspetto di questa riforma costituzionale di cui si parla poco e che a molti sfugge, ma che è di estrema importanza: la riforma del titolo V della Costituzione. Il titolo V della seconda parte della Costituzione riguarda gli enti territoriali (comuni, province, città metropolitane e regioni) e le loro competenze. È stato modificato già nel 2001 quando il governo di centrosinistra ha apportato alcune correzioni di stampo federalista alla Carta. Da quel momento la legge ha stabilito che su tutte le materie non elencate tra quelle di esclusiva competenza dello Stato la competenza spetta alle regioni. Con la riforma del titolo V firmata Renzi-Boschi-Verdini verrebbe soppressa la sovrapposizione di competenze tra stato e regioni e verrebbe introdotta la “clausola di supremazia”, cioè il principio per cui, nei casi d’interesse n…

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