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Tav: per governo Renziloni questa è urgenza italiana

Tav: dopo l’OK del Senato manca solo il via libera della Camera per vedere l’approvazione definitiva del ddl di ratifica dell’Accordo tra il Governo italiano e il Governo francese per l’avvio dei lavori definitivi della nuova linea ferroviaria Torino-Lione e del Protocollo addizionale, con annesso Allegato e Regolamento dei contratti.

Ancora una volta questo governo dimostra di aver fretta, quando si tratta di interessi che non riguardano i cittadini.

È stata la ex ministra Boschi – sì, proprio lei, quella che c’ha costretto a bruciare milioni di euro per una riforma costituzionale vergognosa, quella di Banca Etruria, quella che faceva da spalla all’ex ministra dello Sviluppo economico Federica Guidi per favorire gli impianti di estrazione del marito in Basilicata, quella appena promossa a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – a pretendere nei giorni scorsi di calendarizzare questa settimana la ratifica degli accordi della Tav.

Erano altri tempi, era prima del 4 dicembre, prima del risultato referendario, prima del giudizio insindacabile dei cittadini su questo governo. Ora tutto è cambiato, giusto? Ora si pensa davvero alle esigenze del Paese: il lavoro, che manca, la scuola, nel caos, la povertà dilagante, i tanti terremotati che si apprestano a passare un Natale in tenda… E invece no. Da dove riparte il governo Renzi Bis (perché di questo si tratta)? Dalla Tav.

Un’opera tanto inutile quanto dannosa che già oggi c’è costata miliardi e che continua a succhiare fondi pubblici alla faccia delle vere urgenze del nostro Paese.

Il costo ufficiale a preventivo è di circa 10 miliardi. Di cui 6 miliardi a carico dell’Italia. 6 miliardi di euro per far risparmiare alle merci venti minuti! Sì proprio così. E questa cifra, ovviamente, è destinata ad aumentare, come è già avvenuto su tutte le altre linee TAV in Italia (6,5 volte sulla Bologna-Firenze, 4 volte sulla Torino-Milano).

Intanto l’Unione europea ha dimezzato il finanziamento previsto, a causa dei ritardi nell’avvio dei lavori. E l’Italia, grazie ai geni che la governano, è riuscita ad ottenere anche l’onere di sopportare un costo maggiore a fronte di un tragitto inferiore, rispetto a quello francese.

Fantastico! Stiamo buttando miliardi per una ferrovia che neanche serve. E non lo diciamo noi. Lo dicono i numeri. Il problema è che non c’è traffico verso la Francia e quello che c’è non da segni di crescita sebbene l’attuale linea ferroviaria – per nulla obsoleta, anzi, appena rimodernata per soddisfare gli standard in uso su tutte le ferrovie dell’Unione – sia utilizzata al di sotto del 9 per cento della sua potenzialità, sia per il trasporto merci che per il trasporto passeggeri: potrebbe infatti trasportare, fino a 20 milioni di tonnellate di merci ma ad oggi ne trasporta solo 3,9 (dati RFI).

Questo “corridoio” è un progetto teorico che non tiene conto delle reali necessità di trasporto.  Né tantomeno delle conseguenze sull’ambiente di quest’opera.

La stessa LTF ha previsto che la sola tratta internazionale drenerà enormi quantità di acque sotterranee, con tutte le problematiche del caso (dissesto idrogeologico, prosciugamento di sorgenti, inquinamento di falde ecc.).

Ma non basta: durante i lavori saranno movimentati milioni di metri cubi di calcestruzzo, un milione di tonnellate di acciaio e circa 20 milioni di metri cubi di roccia con concentrazioni di amianto del 1 per cento. A tal fine sappiamo che si sta cambiando il meccanismo regolamentare di questi inerti per alzare la soglia e poterli così considerare materiali non pericolosi. Con buona pace della salute pubblica.

E del territorio circostante. Perché un’opera del genere ha un impatto indubbiamente molto elevato anche a livello paesaggistico e sociale.

Non siamo gli unici a pensarla così. La Francia ha già fatto un saggio passo indietro. Nel giugno 2013, infatti, la Commissione mobilità 21, istituita presso il Ministero dell’ambiente francese, ha escluso, nella sua relazione finale, di procedere ai raccordi alle linee esistenti, classificando il progetto di accesso al collegamento bi-nazionale Torino-Lione come seconda priorità indipendentemente dallo scenario finanziario considerato. Un segnale inequivocabile che dovrebbe bastare per poter dire che non c’è assolutamente fretta nel dover procedere a questo atto.

Prima della Francia già il Portogallo e l’Ucraina si erano chiamati fuori. Ma sembra che molti si scordino che ciò che oggi chiamiamo Torino Lione era in realtà la Lisbona-Kiev, da cui tutti gli Stati, a parte il nostro, si sono svincolati.

Noi invece continuiamo ad andare avanti. Anzi! Acceleriamo. Ce lo possiamo permettere, giusto? Un Paese che viaggia quotidianamente sul filo dell’emergenza, sulla ricostruzione perenne, sull’ennesima catastrofe ambientale. Un Paese in cui la trasparenza non è certo un punto di forza e per cui, in ogni grande evento o grande opera, si nasconde una grande mangiatoia.

E così mentre stiamo ancora pagando i postumi dell’Expo, dove le mani della ‘ndrangheta, malgrado le ripetute rassicurazioni di Renzi e company, non si sono fatte attendere e continuiamo a progettare il Ponte sullo Stretto di Messina (come privarcene del resto?), la Tav, per questi soggetti, è irrinunciabile.

A poca importano le proteste degli abitanti di quei territori, mai veramente ascoltati. A poco importano le richieste di risorse delle amministrazioni locali per progetti davvero urgenti come strade, scuole, case e ospedali. A poco importa la sonora bocciatura che il Paese ha voluto dare a questa maggioranza.

Questo governo, di cui Gentiloni non rappresenta che una foglia di fico, continua e continuerà, fino all’ultimo, a lavorare per gli interessi di pochi e a imbottire le tasche della malavita, svuotando quelle degli italiani, sempre più poveri, sempre più sfiduciati e di certo sempre meno interessati alla Tav.

È l’ennesima riprova che i cittadini il 4 dicembre ci hanno visto giusto. Finché ci saranno questi soggetti al potere l’Italia continuerà ad essere vittima di lobby, mafie e malaffare. Purtroppo quel voto non è bastato a mandarli a casa, come il nostro voto oggi non basterà a fermare quest’atto criminale chiamato Tav. Ma un giorno, non troppo lontano, con questi voti dovrete fare i conti e quel giorno non mancheremo di mettervi davanti le vostre gravi colpe.

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