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Trivelle e posti di lavoro perduti, facciamo chiarezza

Ci risiamo. Ogni volta che i politici devono tutelare gli interessi di qualche amico o di qualche lobby tirano fuori la storia dei posti di lavoro. Ma siamo davvero sicuri che quello che ci raccontano corrisponde al vero? E che il loro primo interesse sia realmente quello di evitare che alcune persone finiscano per strada?

Noi abbiamo provato a fare due conti e ovviamente da quello che ne esce la storia è ben diversa. Grazie al comitato indagine green economy è possibile vedere come a fronte di un miliardo investito i posti di lavoro creati siano nettamente maggiori quando si parla di lavori green e non certo di trivelle, Tav, petrolio, biogas o quant’altro.

Oggi investendo 1 miliardo di euro in petrolio, per esempio, si producono circa 500 posti di lavoro. Lo stesso miliardo investito in energie rinnovabili produce 17 mila posti di lavoro, e senza rischi ambientali.

400 mila posti di lavoro potrebbero nascere attraverso una filiera virtuosa dei rifiuti (ecodesign, raccolta differenziata porta a porta, recupero di materia) se solo l’Italia iniziasse ad attuare le normative previste dall’Unione Europea, inerenti alla loro gestione. E altri 600 mila nuovi posti di lavoro potrebbero arrivare investendo nell’efficienza energetica e nella riqualificazione. Senza contare quanto, l’investimento in questi settori, potrebbe portare in termini di risparmi e guadagni condivisi.

Questa tabella mette a confronto i posti di lavoro ottenuti investendo un miliardo di euro in vari settori. Non ci sono bisogno di parole per commentarla.

occupati
Malgrado le favole che ci raccontano il futuro è più che mai green. Per questo servirebbe un piano nazionale per favorirne lo sviluppo. E invece ci ritroviamo con un Governo amico delle lobby e del petrolio capace solo di investire in grandi opere, inceneritori e cemento. E dicono che lo fanno per tutelare i posti di lavoro! Ma quanti posti di lavoro stiamo perdendo per tutelare questi interessi? L’Italia non attira investimenti in rinnovabili non certo per mancanza di sole, vento o altre fonti pulite di energia, ma per la strategia di difesa delle fossili dettata da chi governa. Secondo il rapporto di Greenpeace, per esempio, nel 2014 sono stati persi 4 mila posti di lavoro solo nel settore eolico. Nel frattempo però il governo ha aumentato i contributi ai combustibili fossili: siamo passati dai 12,8 miliardi del 2013 ai 13,2 miliardi di dollari del 2014. Il dato viene dal Fondo monetario internazionale ed è stato ripreso nel rapporto Rinnovabili nel mirino.

Ma poi, siamo davvero sicuri che tutelare qualsiasi posto di lavoro sia sempre la cosa giusta? Prendiamo, per esempio, l’industria delle armi che offre 95.000 posti di lavoro in Italia. Il 40% dei prodotti va nei paesi islamici. Ne vale la pena?

La tutela dei posti di lavoro è stata tirata in ballo anche sulla famigerata questione degli F35: vorrete mica lasciare a casa 6.300 lavoratori? Per non parlare di quei mille posti all’anno garantiti dalla Tav Torino – Lione!

Se in passato al Governo ci fosse stato Renzi, molto probabilmente, le aziende produttrici di Eternit sarebbero ancora in attività!

In realtà né a lui né al Governo interessa nulla di chi perde il posto. L’unica cosa che preme a questa banda di trivellatori è di garantire alle aziende petrolifere e ai propri amici e parenti un guadagno facile alle spalle di tutti noi che continuiamo a pagare in salute e qualità della vita i loro sporchi interessi.

Quanto ci guadagneremmo in termini di occupazione, di bolletta e di ambiente se invece di compiacere l’azienda del marito dell’ex ministra Guidi, si provasse ad attrarre investimenti da parte di aziende serie che si occupano di microeolico, fotovoltaico e rinnovabili?

L’Italia è un Paese che ha la sua forza nel territorio, nel turismo, nella cultura e nel manifatturiero delle piccole e medie imprese, non certo nella Tempa Rossa, nella Tav, nelle trivelle, nei Marchionne e nel petrolio.

Per questo il M5S ha deciso di tagliarsi gli stipendi e finanziare il microcredito a queste piccole e virtuose realtà. Perché questi sono i lavori da tutelare e incentivare. Il resto è la solita solfa politica che tutela gli interessi di pochi a scapito del bene comune.

Per questo il 17 aprile c’è da recarsi in massa alle urne e votare Sì. Per dire forte e chiaro che l’Italia vuole andare verso un’altra direzione.
Non facciamoci trivellare anche il cervello. Andiamo a votare!
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