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TTIP e ISDS, la farsa continua

I continui tentativi di far passare il TTIP sono senza vergogna. E personaggi come il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, hanno ormai dovuto gettare la maschera. Loro sono lì per difendere gli interessi di poche lobby, non quello dei cittadini che rappresentano. Basti vedere come “Sua maestà” abbia liberamente interpretato le regole, pur di non far saltare il TTIP stesso e di far passare sotto nuovo nome, l’assurda clausola ISDS.

Quest’ultima, in pratica, è quella che si applicherebbe per risolvere le controversie tra gli Stati e gli investitori privati. L’“Investors State Dispute Settlement” ha un solo scopo: far sì che gli investimenti delle corporation fruttino tanto, e in fretta. Perché ciò avvenga, non ci devono essere ostacoli di nessun tipo. Con l’ISDS, infatti, la multinazionale di turno può rivolgersi a un tribunale (privato, ovviamente) per chiedere i danni a uno Stato ogniqualvolta questo abbia una legislazione che protegge salute e ambiente a scapito degli interessi dell’azienda in questione.

Vi rendete conto?

Ora, il signor Schulz e la cricca europea al soldo delle multinazionali hanno capito che da quando i loro intrighi e trattative segrete sono venuti a galla non solo gran parte dell’opinione pubblica europea si è iniziata a opporre ai loro sporchi giochetti, ma anche una buona fetta dello stesso Parlamento europeo (M5S in primis) ha voluto dare un freno a queste oscenità anti-democratiche.

E così i politici lobbysti hanno iniziato a prendere tempo, rinviando un voto che poteva essere decisivo per la scomparsa del TTIP nel suo complesso, o cambiando il nome all’ISDS.

Dopo avere visto la malparata, la maggioranza del Parlamento europeo ha raccomandato di “sostituire il sistema ISDS con un nuovo sistema per la risoluzione delle controversie tra investitori e Stati, che sia soggetto ai principi e al controllo democratici, nell’ambito del quale i possibili casi siano trattati in modo trasparente da giudici togati, nominati pubblicamente e indipendenti durante udienze pubbliche e che preveda un meccanismo di appello”.

Cosa significa? Nulla, in realtà.

Come fa giustamente presente M5S Europa, infatti, “questo compromesso è cosmetico e non cambia il fatto che non è esclusa una giurisdizione sovranazionale separata per gli investitori internazionali. Giurisdizione che discrimina gli investitori nazionali e che sarà capace di imporre compensazioni e, di conseguenza, cambiamenti nelle leggi dei paesi firmatari. Il compromesso è stato approvato facendo decadere testi molto più forti e incisivi. Potrà non chiamarsi ISDS, ma si tratterà sempre di un sistema Investitore-Stato definito solo in modo molto vago e quindi soggetto ad abusi”.

Non serve, signori, cambiare nome alle cose e raccontarci qualche balla pseudo-democratica in un pallido politichese. Non bastano questi trucchetti per farci fessi.

“Le udienze saranno pubbliche e sarà possibile interporre appello, ma resta intatta la possibilità per le multinazionali di citare in giudizio uno Stato per danni davanti ad un tribunale privato”, fa presente Dario Tamburrano del M5S Europa. Per fortuna, però, “più di un terzo del Parlamento europeo si è opposto a questa schifezza”.

Stiamo attenti, però. Gli interessi dei maggiordomi europei come Schulz sono tanti e grandi. Non si spiegherebbe altrimenti la loro perseveranza nel proteggere le lobby contro gli interessi, la salute e il volere dei cittadini.

Come ricorda anche Tiziana Beghin, dovremo tenere sempre alta la guardia, perché appena ci si distrae un attimo questi signori sono pronti a farcela. E soprattutto dovremo continuare a mobilitarci anche durante il prossimo autunno.

Se loro non hanno nessuna vergogna nel passare sopra la sicurezza e la democrazia, non abbiamo nessuna intenzione di lasciargli fare i loro sporchi affari sulla nostra pelle.

La dignità l’hanno persa da tempo, la guerra del TTIP la perderanno presto!

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