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Un mare da salvare

Avrete già sentito parlare del Pacific Trash Vortex, l’enorme massa di rifiuti di plastica che si è raggruppata nell’Oceano Pacifico. Si tratta di decine di milioni di tonnellate di detriti che galleggiano tra le coste giapponesi e quelle degli Usa. Le sue dimensioni, secondo alcuni studiosi, hanno ormai raggiunto “livelli allarmanti”: addirittura il doppio di quella degli Stati Uniti. Non si tratta di una vera e propria isola di plastica, come si tende a pensare, ma di una enorme distesa di frammenti, dalla densità simile a quella di un cucchiaio di confetti di plastica sparsi su un campo di calcio. Fra i rimedi consigliati dagli esperti, spicca la necessità di abbandonare globalmente i sacchetti di plastica usa e getta. Una scelta già fatta dall’Italia, che adesso tutta l’Europa vuole imitare.

La situazione, però, non è migliore nel Mediterraneo, dove sacchetti e rifiuti vari stanno letteralmente soffocando l’ambiente marino. Fra Italia, Spagna e Francia, infatti, c’è una concentrazione di plastica persino superiore a quella del Trash Vortex dell’Oceano Pacifico: sono infatti 500 le tonnellate di plastica presenti nel mare nostrum. In particolare nel nord del Tirreno, al largo dell’Isola d’Elba, si contavano già negli scorsi anni ben 892.000 frammenti plastici per km². Che, rispetto ad una media di 115.000, danno all’Italia il triste primato di Paese più inquinato in questo senso.

Secondo Legambiente, dal 60 all’80% di tutta l’immondizia trovata nelle acque marine è composto da plastica, e in alcune aree raggiunge addirittura il 90-95% del totale. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), ricorda invece che i sacchetti di plastica, messi al bando in Italia già nel 2011 (ogni tanto anche noi siamo primi in qualcosa di buono), sono secondi solo ai mozziconi di sigaretta. Ciò che mette maggiormente in allarme, però, sono gli effetti sulla fauna: secondo la stessa Unep, su 115 specie di mammiferi marini 49 rischiano quotidianamente di ingerire questi rifiuti, o di rimanerne intrappolate. Di 312 specie di uccelli, invece, 111 sono quelle a rischio, mentre sono quasi un milione gli uccelli marini uccisi ogni anno.
Unita a quello del sovra-sfruttamento ittico, di cui abbiamo parlato in questi giorni quella dell’inquinamento delle acque marine è un’emergenza che dobbiamo urgentemente affrontare. Ne parlerà questa sera anche il programma condotto da Riccardo Iacona, Presa diretta, che ricorda come il Mediterraneo, appunto, sia uno dei mari più inquinati, soprattutto dalle plastiche. Ma non solo. Presa diretta racconterà anche gli sversamenti e gli scarichi illegali, quelli privati e quelli industriali, e i depuratori che non funzionano. “L’Unione Europea ci ha già condannato due volte e ha aperto una terza procedura di infrazione che, con ogni probabilità, porterà a una terza condanna”, spiega il programma di Rai Tre sul suo sito: “Il Ministero dell’Ambiente ha stimato in 9 milioni di euro, le multe che dovremo pagare se continuiamo a inquinare il Mediterraneo”.

Prepariamoci a pagare, perché se aspettiamo che il governo dei selfie affronti la situazione possiamo vedere morire l’intero Mediterraneo. Ma allo stesso tempo, cerchiamo di evitare di sporcare i nostri mari, importante fonte di vita che troppo spesso abbiamo preso per l’ennesima discarica.

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