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Un referendum contro lo Sblocca-trivelle

Oggi, come ogni giovedì, parliamo di ciò che non ha futuro: di questo passo, il governo-rottame di Matteo Renzi. Per fortuna, perché senza futuro sono praticamente tutte le sue assurde proposte: dal rilancio di una crescita impossibile, a una riforma della scuola imbarazzante anche solo a leggerla, fino a uno Sblocca Italia che, in realtà, sblocca solo le trivelle nei nostri mari e i profitti per i suoi amici petrolieri. Fermare questa follia è urgente. Tanto che l’Associazione a Sud del coordinamento nazionale No Triv propone un referendum abrogativo sulle stesse trivelle.

“Bisogna fermare lo Sblocca Italia prima di settembre”, scrive l’Associazione in una nota: “Laddove numerose proposte di legge hanno fallito riuscirà il voto dei cittadini! Per questo abbiamo chiesto formalmente ai governatori e ai Presidenti dei Consigli di tutte le Regioni, di richiedere l’indizione di un referendum abrogativo che metta finalmente fine alla vergognosa sanatoria per nuove trivelle in mare, in prossimità delle coste italiane, voluta dal Governo Monti nel 2012”.

E serve davvero far presto: la richiesta referendaria, infatti, “deve essere depositata entro il prossimo 30 settembre, affinché si possa andare al voto nella primavera del 2016, altrimenti i procedimenti per progetti petroliferi riavviati dall’art. 35 del Decreto Sviluppo arriveranno rapidamente a conclusione, anche grazie all’accelerazione impressa dallo Sblocca Italia”.

La terribile “Sblocca Italia”, cioè la Legge 164/2014, ha un’infinità di aspetti negativi. Il peggiore di tutti è però l’articolo 38 – il cosiddetto “Sblocca Trivelle”, generato già una decina di anni fa con l’art.1 del D.Lgsl.l. 238/2005, che tirò fuori dai cosiddetti “impianti a rischio di incidente rilevante” le piattaforme petrolifere. Tanto che ancora oggi, per le valutazioni di impatto ambientale delle trivellazioni, si considerano al massimo i rischi di uno sversamento in mare di qualche litro di gasolio.

Dopo questo primo aborto mancato della legislazione italiana, si è poi arrivati alla pubblicazione, il 26 aprile 2010, di un decreto ministeriale del MISE riguardante la “semplificazione” delle attività di ricerca e sfruttamento degli idrocarburi in mare. Un decreto pubblicato e diffuso, per sua sfortuna, pochi giorni dopo il disastro della Deepwater Horizon, che fece almeno riflettere su ciò che stava per succedere nei nostri mari. E soprattutto portare l’allora ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo a un Decreto (128/2010) che allontanò le trivelle dalle nostre coste.

Con il Decreto Prestigiacomo molte richieste presentate dai petrolieri per ottenere permessi o concessioni vennero di fatto bloccate, perché prevedeva distanze minime tra la costa e le aree d’attività di 5 miglia marine, che diventavano 12 in presenza di un’area marina o costiera protetta.

Nel 2012, il Decreto Sviluppo del Ministro Passera ha ampliato il divieto di esercizio delle attività petrolifere, estendendolo per tutta la costa italiana a 12 miglia marine, con una particolarità: il divieto non riguardava i procedimenti bloccati nel 2010 dal Decreto Prestigiacomo.

“Il risultato paradossale che ne è seguito – spiega l’Associazione a Sud – è che, in questo modo, se da un lato si è vietato l’esercizio delle attività entro le 12 miglia marine “per il futuro”, dall’altro si è consentita la possibilità di conclusione dell’iter per tutte le istanze già presentate”. In altre parole, il “Decreto Sviluppo” introduceva una sorta di sanatoria.

Cosa è successo dopo con l’arrivo dell’armata Renzi e dello Sblocca-Trivelle nel 2014 purtroppo ce lo ricordiamo bene. Ecco perché è urgente bloccare questi pazzi al volante. Folli o in malafede, che vogliono far guadagnare pochi petrolieri alla faccia di tutto ciò che le loro attività comprometterebbero.

Non mi stupisce vedere che il governo di un ex boyscout egocentrico riesce a far peggio del governo Berlusconi. Mi lascia perplesso invece constatare come a molti non sia chiaro che le trivelle, e con loro i combustibili fossili, non hanno più futuro.

Speriamo quindi che le Regioni, tutte, rispondano positivamente a questa proposta di referendum. E che, subito dopo, i cittadini italiani si risveglino completamente dal torpore, bloccando questa ennesima idiozia.

Lo sviluppo, il futuro, la sostenibilità, stanno nell’efficienza energetica, nella mobilità e nel turismo sostenibili, nelle rinnovabili e soprattutto nel rispetto del territorio.

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