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Una nuova dieta contro il cambiamento climatico

La riduzione o l’abolizione dell’uso di proteine di origine animale consentirebbero l’abbattimento del consumo di suolo, dell’impatto sulla biodiversità e del consumo di acqua. Non solo, porterebbero anche alla riduzione degli effetti del cambiamento climatico.

Si stima infatti che gli allevamenti producano il 14.5% delle emissioni di gas serra, ma raramente si correla il consumo di proteine animali alla produzione di CO2. A ribadirlo è uno studio, “Livestock – Climate Change’s Forgotten Sector Global Public Opinion on Meat and Dairy Consumption”, che ha condotto un’approfondita indagine sul grado di consapevolezza dei consumatori.

“Il consumo di carni, latte e derivati è una delle principali cause del cambiamento climatico” è in sostanza l’esplicito messaggio di questo rapporto di Chatham House e Glasgow University Media Group. Che, insieme, hanno commissionato alla Ipsos MORI la prima indagine internazionale multilingue per sollecitare opinioni sul rapporto tra i consumi di carne, latte e derivati e i cambiamenti climatici.

L’indagine è stata condotta online in Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Polonia, Russia, Sud Africa, Regno Unito e Stati Uniti, con un minimo di 1.000 partecipanti in ogni paese. Molte le questioni trattate, fra cui le motivazioni dei consumatori per aumentare o diminuire il loro consumo di carne e prodotti lattiero-caseari, la conoscenza delle diverse fonti di emissioni di gas serra e la disponibilità a modificare il proprio comportamento per ridurre l’impatto ambientale.

Fra i risultati di questa ricerca, spicca forse quello per cui a livello globale l’83% degli intervistati ritiene che le attività umane contribuiscano ai cambiamenti climatici. Ma quello più importante è un altro: la riduzione del consumo di proteine animali non segna solo un percorso etico, ma anche e soprattutto ambientale. Secondo gli studiosi, infatti, essa potrebbe garantire la riduzione di ben due gradi delle temperature medie globali.

Secondo la ricerca, i cambiamenti individuali e sociali sono cruciali, ma possono avvenire con un’informazione mirata e specifica, che dovrebbe essere a carico non solo delle associazioni e dei movimenti, ma anche delle politiche dei governi. E inserita in un piano strategico internazionale. Solo così si potranno prevenire ulteriori danni causati dai cambiamenti climatici.

Il problema, secondo lo studio, è che la situazione va invece in direzione opposta. Nel mondo, infatti, la domanda di prodotti di origine animale è in rapida crescita: entro il 2050, il consumo di carne e latticini aumenterà rispettivamente del 76% e 65%, rispetto ai consumi degli anni 2005-07.

Ma qual è il collegamento fra questi trend alimentari e l’emergenza climatica? Che l’allevamento di bestiame è la più grande fonte mondiale di produzione di gas metano e ossido di azoto. Se le tendenze alimentari correnti non si dovessero modificare, sottolinea il rapporto, entro il 2055 le emissioni di gas metano e di N2 sarebbero più del doppio rispetto al 1995.

Le emissioni prodotte sono originate direttamente, a causa delle foreste che vengono abbattute per fornire pascoli e per come sono degradate a causa dell’allevamento, e indirettamente, per l’aumento della deforestazione per terreni agricoli destinati alla produzione di alimenti con proteine animali.

Ma il clima non è l’unico a risentire della nostra dieta. L’acqua impiegata nella produzione di foraggi, di farine e per abbeverare gli animali da allevamento, ad esempio, rappresenta addirittura l’87% del consumo mondiale.

Senza riconsiderare i consumi, il mondo intero andrà incontro a catastrofiche crisi alimentari entro il 2050, come ha ricordato in occasione della conferenza mondiale dell’acqua ad agosto scorso, il professor Malik Falkenmark dello Stockholm International Water Institute.

La scelta di voltare le spalle al mercato delle proteine animali consentirebbe, peraltro, una più equa redistribuzione delle risorse. Un terzo del raccolto mondiale di cereali è infatti destinato a diventare alimenti per gli animali da allevamento: secondo dati FAO, nel mondo, ben il 73% del mais e addirittura il 95% delle farine di semi sono usati come farine per animali. Una mucca destinata alla produzione di latte consuma, in un anno, oltre 4700 kg di erbe e fieno, e 1650 kg di farine proteiche che includono anche proteine di origine animale.

Mentre l’Unione Europea importa ben il 70% delle proteine vegetali da impiegare come farine per animali dai Paesi come il Brasile, l’Indonesia, il Senegal, in cui la redistribuzione delle risorse è solo un miraggio.

Se tutte le coltivazioni destinate alla produzione di cereali e foraggi fossero riconvertite per uso umano, la fame nel mondo potrebbe non esistere più perché un ettaro di terra destinato all’allevamento bovino produce solo 66 kg di proteine l’anno, mentre lo stesso spazio destinato alla coltivazione di legumi produrrebbe 1848 kg di proteine per il consumo umano.

E che dire del quotidiano olocausto animale? Che ha cifre raccapriccianti. Sono ogni mese più di 140 miliardi gli animali condotti al macello per bandire le tavole: mezzo miliardo ogni giorno. Vale a dire 5390 animali che ogni secondo sono vittime di scelte che potrebbero essere riconsiderate.

Per un mondo più equo, più rispettoso dei diritti di tutti gli esseri viventi e della natura, la scelta di RICONSIDERARE I CONSUMI PARTENDO DALLA TAVOLA è l’unica soluzione concreta e reale e rappresenta la vera rivoluzione del terzo millennio che auspichiamo.

Molta strada resta ancora da percorrere, perché ancora mancano educazione, informazione, consapevolezza e responsabilità.

Per iniziare ad affrontare le sfide che ci mettono davanti, abbiamo organizzato un convegno-dibattito: “Alimentazione, salute e ambiente: scegliere per un futuro equo e sostenibile”, che si terrà a Roma martedì 24 marzo alle ore 17:00 presso il Palazzo dei Gruppi, Sala Tatarella, in via degli Uffici del Vicario 21.

Lì, fra le altre cose, sarà presentata la proposta di legge M5S per mense pubbliche sostenibili (scaricala quiper l’ambiente e la salute pubblica, che porta la mia come prima firma. Una proposta di legge a cui tengo molto, vista appunto l’importanza dei temi ad essa collegati.

 

Chi volesse partecipare all’evento, è pregato di confermare la propria presenza entro il 20 marzo, comunicando i nominativi dei partecipanti alla Segreteria organizzativa:

Ufficio: 06 – 67.60.46.25 – mail: mirko.busto.m5s@gmail.com

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