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Xylella, non peggioriamo la situazione!

Non si può risolvere un problema usando la stessa mentalità che lo ha creato, diceva Albert Einstein. Eppure, in molti continuano a provarci. Anche con la questione degli ulivi salentini ammalati e del tanto sbandierato colpevole: la Xylella fastidiosa, un batterio delle piante che colpisce gli ulivi della provincia di Lecce già dall’ottobre del 2013.

In realtà, oltre alla Xylella, sono stati individuati diversi agenti che associati possono causare il cosiddetto CoDiRO, il complesso del disseccamento rapido dell’olivo, una fitopatologia che colpisce le piante di ulivo con disseccamenti del lembo delle foglie fino a colpire l’intera pianta.

Eppure secondo L’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, non esiste una certezza scientifica sulle cause di questa patologia vegetale.

Le piante si ammalano plausibilmente per le condizioni di disequilibrio microbiologico e chimico­fisico dei terreni e dell’ecosistema degli uliveti: una situazione determinata storicamente da pratiche agricole orientate ad un uso sconsiderato di erbicidi e pesticidi e dall’incuria e l’abbandono dei campi agricoli per la non redditività degli stessi.

I microrganismi del suolo sono indispensabili per il funzionamento e la fortificazione delle piante, ed essenziali per la fertilità. I trattamenti indiscriminati con i fitofarmaci, nel tempo, hanno causato una vera e propria immuno-compressione, distruggendo, insieme ai patogeni, la biodiversità microbica e compromettendo la capacità di difesa naturale dei terreni.

Il modo con cui si sta gestendo il caso Xylella ricorda quello della flavescenza dorata delle viti piemontesi. Anche in quel caso si pensò di fermare il contagio lottando contro l’insetto vettore, attraverso insetticidi e sradicamento. Nonostante un importante piano operativo e finanziario di milioni di euro e il largo impiego di insetticidi, i risultati sono stati assai scadenti

Diversamente, esperienze alternative di trattamento della flavescenza dorata non come causa primaria, ma come una concausa dello squilibrio creatosi dall’impoverimento microbiologico, hanno portato a riscontri positivi: le piante hanno ripristinato la loro resistenza, rispondendo in modo naturale agli attacchi degli organismi patogeni.

Sarebbe opportuno che la politica inetta e poco lungimirante di questo governo non si trinceri come al solito dietro facili soluzioni e si decida a sostenere la ricerca e a promuovere modelli sperimentali di agricoltura.

Nuovi metodi che, a differenza delle sostanze chimiche, rispettino la biodiversità microbica delle piante e l’uso dei consorzi microbici dei suoli – tecnologia che utilizza organismi viventi allo scopo di incrementare la resistenza o la tolleranza delle piante verso i patogeni, limitando così l’uso di prodotti chimici fortemente inquinanti e dannosi per l’uomo e per gli animali.

Del resto, anche la Commissione europea ci chiede di vagliare tutte le opzioni possibili per bloccare la diffusione della Xylella, inclusa quella di non intervenire. Per farlo, serve però un’analisi dei costi e dei benefici dei programmi di eliminazione del patogeno sia a breve che a lungo termine.

Non ci risulta che dietro le azioni finora intraprese ci sia un piano studiato e condiviso, che valuti costi e benefici evitando di agire in modo sconsiderato. Senza tale piano, infatti, il rischio è quello di fare ulteriori danni, intaccando la salute dei cittadini e dell’ambiente, oltre che dell’economia di un territorio.

Forse è meglio evitare di agire e mossi da fretta e paura, seguendo una diagnosi che può rivelarsi sbagliata…

La mozione M5S presentata oggi in Aula chiede di sostenere l’agricoltura italiana in serie difficoltà anche eliminando la cosiddetta “IMU agricola”. Chiediamo poi un piano olivicolo nazionale e regionale come misure strutturali, e la trasparenza e la condivisione delle soluzioni con la pubblicazione dei risultati delle analisi fatte sulle piante per sapere quali sono i patogeni individuati.

Chiediamo anche di sostenere e promuovere la ricerca, specie quella che consideri modelli di agricoltura che tengano in dovuta considerazione l’uso dei consorzi microbici dei suoli e il rispetto della biodiversità microbica delle piante.

La questione è evidentemente delicata e complessa, e non può essere gestita con il solito pressappochismo a cui ci ha abituato questo governo.

 

 

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