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#climatemarch e cibo prima rivoluzione

Per molto tempo la realtà del cambiamento climatico è stata minimizzata o negata.

La mobilitazione globale di oggi dimostra che, per quanto seria sia la situazione, almeno la sua incontestabile gravità è diventata patrimonio della coscienza di tutti.

Questo è un motivo di speranza, perché qualunque azione razionale ed efficace deve necessariamente partire dalla consapevolezza.

Purtroppo però ancora oggi continua ad essere minimizzato o negato l’impatto sul clima di uno dei fattori più devastanti di produzione di gas serra: le produzioni animali.

Questo atteggiamento irresponsabile rischia di avere le stesse conseguenze che la negazione dell’effetto serra ha avuto negli anni passati, quello di portare al collasso una situazione già al limite facendo trascurare una delle possibilità di intervento potenzialmente più efficaci.

Secondo i dati FAO il ciclo di produzione della carne e derivati è responsabile a livello globale del 18% dei gas serra, mentre in tutto il mondo l’intero settore dei trasporti non supera il 13, 5%.

Per mettere le cose in prospettiva, è utile ricordare che il protocollo di Kyoto, che ha ricevuto una considerevole attenzione dai parte dei media ed è stato al centro di numerose grosse campagne internazionali, si propone l’obiettivo di diminuire del 5, 2% la produzione dei gas serra.

Questo vuol dire che ridurre anche solo della metà il consumo di prodotti animali a livello mondiale permetterebbe di superare gli obiettivi del protocollo di Kyoto.

Mobilitarsi contro i grandi inquinatori, contro l’inerzia dei governi nazionali e delle istituzioni sovranazionali è sicuramente utile.

Tuttavia non dovremmo trascurare il contributo che ciascuno di noi in prima persona può dare alla lotta contro il riscaldamento globale semplicemente modificando le proprie abitudini alimentari.

Oltretutto, secondo tutte le più accreditate fonti mediche, minimizzare il consumo di prodotti animali è anche un modo di tutelare la nostra salute.

Il nostro benessere personale e la sopravvivenza del pianeta si incontrano in una scelta semplice, che ciascuno di noi può compiere autonomamente, senza bisogno di aspettare le decisioni dei vertici internazionali o la disponibilità di nuove tecnologie, a partire dalla prossima volta che andiamo a fare la spesa.

Pensiamoci. Per noi, per i nostri figli, per tutta la Terra.

1 Comment

  1. Rosa Anna Oioli
    21 Settembre, 2014 at 23:06 — Rispondi

    Difendiamo Vandana Shiva
    Le persone hanno il diritto di nutrire se stesse ?
    Pare di no
    Spero che fra i temi del Circo Massimo il 10-11-12
    ottobre si metta in primo piano

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