Energia

Il nucleare delle lunghe attese

La vicenda della gestione delle scorie nucleari in Italia rischia di diventare un film horror seriale, in cui le vittime sono la salute e le tasche dei cittadini.

Per questo come #M5S torniamo ad alzare la voce sulla vicenda Sogin in merito alla quale vediamo il più totale disinteresse da parte del Governo.

Come chiesto da alcuni attivisti, facciamo il punto della situazione.

Nube atomica verde

Il mese scorso è scoppiata la bolla della corruzione negli appalti dell’Expo 2015 che si terrà a Milano il prossimo anno. La magistratura ha aperto un fascicolo d’inchiesta riguardante l’appalto Sogin per il deposito in costruzione Cemex che a Saluggia ospiterà le scorie nucleari liquide. L’appalto è stato vinto a suo tempo dall’asse Maltauro-Saipem, due aziende che mai hanno avuto a che fare con il nucleare, ma che grazie a delle scelte interne a Sogin hanno potuto accedere al bando di gara e quindi vincerlo.

Ora siamo consapevoli che quella gara è stata in realtà truccata perché è stata pagata la classica mazzetta per un giro di affari che ha finito per superare complessivamente i due milioni di euro.
Proprio la scorsa settimana abbiamo presentato un’interpellanza urgente in merito all’appalto per la costruzione dell’impianto di cementificazione delle scorie nucleari liquide di Saluggia e su alcuni altri punti riguardanti le attività di Sogin nel suo complesso.

Considerate che il Piemonte ospita a oggi ben il 96% dei materiali radioattivi presenti su territorio italiano e forse nel luogo meno idoneo.

Siamo rimasti molto stupiti quando il Sottosegretario del MISE De Vincenti, novello Pilato, se ne è lavato le mani.

Sogin opera con denaro quasi interamente pubblico proveniente dalle nostre bollette dell’energia elettrica. In una situazione di conclamata corruzione ed elevato rischio per la salute della popolazione, ci saremmo aspettati una presa di posizione governativa più netta e decisa.
L’operazione di gara d’appalto truccata è, a nostro parere, una vera e propria truffa verso lo Stato e noi contribuenti.
In circa 15 anni il progresso nello smaltimento del nucleare italiano è stato lento, inefficiente e costosissimo. Ad oggi per un avanzamento lavori valutabile attorno al 10%, sono stati spesi oltre 4 miliardi di Euro.

È lecito chiedersi: che cosa stiamo continuando a finanziare?

Queste le parole esatte del sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, De Vincenti:

“[…]si evidenzia come il Ministero dello sviluppo economico, pur essendo titolare di un potere d’indirizzo di azione sul processo di decommissioning nucleare, non si sostituisce nei ruoli e nelle responsabilità operative che attengono a Sogin Spa, né nei rapporti intercorrenti tra Sogin Spa e i propri appaltatori, che rimangono regolati dalla legislazione corrente.”
Subito dopo, per non lasciare spazio a fraintendimenti il funzionario dello Stato ha dovuto leggere anche una breve difesa dell’onorabilità delle aziende coinvolte nell’illecito, così “Ad ogni buon conto, per quanto attiene all’affidamento dei lavori per il Cemex di Saluggia alla cordata Maltauro-Saipem – fermo restando che la qualificazione ai fini dell’aggiudicazione dei lavori avviene nell’ambito delle procedure previste dalla legge e, soprattutto, con riferimento alla specifica opera da realizzare – si rappresenta che le due aziende hanno una storia industriale di rilievo”.

Poi il silenzio.

Qui potete trovare tutto il testo letto in Aula dal Sottosegretario e verificare l’incredibile posizione del Ministro.

Noi continueremo a tenere gli occhi ben aperti sull’operato della Sogin, non solo sulle questioni attinenti il territorio vercellese, ma nel suo complesso su territorio nazionale, soprattutto ora che l’Ispra ha finalmente potuto pubblicare i criteri per la localizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività.

L’appalto del Cemex, ottenuto (secondo le indagini) in modo illegittimo o quanto meno pilotato, resterà assegnato alla Maltauro oppure si va avanti come se nulla fosse accaduto?

Non si dovrebbe invece annullare tutto per avere certezze che chi si aggiudica quell’appalto sia davvero chi ha i requisiti più affidabili per portare a termine il lavoro – che oggi presenta clamorosi ritardi – e non quello che ha più disponibilità a pagare le tangenti richieste da una cupola di corruzione?

Apprendiamo che la Sogin ha svolto una sua indagine interna di “due diligence” (un po’ curiosa perché si è conclusa per combinazione giusto il giorno degli arresti): questa inchiesta interna, essendo Sogin di proprietà totalmente pubblica, dovrebbe essere resa pubblica o, quantomeno, portata subito a conoscenza del Parlamento. E su questo punto noi del M5S ci impegniamo per farne richiesta.

In linea con le richieste del territorio ribadiamo ancora una volta la necessità dell’Osservatorio dei Cittadini sul Nucleare, almeno per il Vercellese, che oggi è costretto a ospitare ben il 96% dei materiali radioattivi di tutta Italia, e in un luogo ritenuto anche dai recenti criteri Ispra tra i più pericolosi.

Mirko Busto – portavoce M5S Camera dei deputati

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