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Radioattività porta sviluppo?

Radioattività porta sviluppo?

Quello della radioattività è un problema enorme che sta creando non pochi problemi su tutto il pianeta.

Ultima grande catastrofe planetaria in ordine di tempo è stata quella giapponese di Fukushima, ma quella rappresenta solo la punta dell’iceberg, e non è che una piccola porzione del problema che le radiazioni hanno creato, stanno creando e ancora per migliaia di anni creeranno nel mondo.

Anche in Italia, nonostante la clamorosa vittoria nel giugno 2011 di coloro che hanno votato ai referendum contro il rilancio nucleare, c’è tutta una serie di pericoli a cui la popolazione del Belpaese, spesso inconsapevolmente, è esposta proprio a causa della radioattività.

Le centrali nucleari dismesse, i depositi (improvvisati) di rifiuti radioattivi, le basi americane in cui sono depositate dozzine di testate nucleari, i poligoni Interforze dell’Aeronautica Militare concentrati in Sardegna, fino ad arrivare all’uranio nelle montagne della Valle di Susa dove si vogliono scavare tunnel inutile lunghi decine di chilometri, o agli agenti cancerogeni utilizzati dalla polizia anche durante le ultime manifestazioni di dissenso popolare.

Sono tanti i motivi per cui non ci si dovrebbe sentire troppo tranquilli, e fa riflettere una volta in più su quanto sia stata grave la nomina di un personaggio come Antonio Agostini.

Perché torno su questo argomento?

Perché non posso non riflettere sulle prese in giro a cui da decenni siamo soggetti.

Noi dovremmo essere terrorizzati, ad esempio, all’idea di prendere un aereo o una metropolitana, ma non al pensiero di avere depositi di rifiuti radioattivi in zone alluvionabili, sismiche o addirittura a cielo aperto senza quasi essere controllati, e neppure all’idea che il nostro Paese, denuclearizzato sia a livello civile che militare, ospiti armi straniere che, potenzialmente, sono centinaia di volte più distruttive delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki (come le famose novanta testate nucleari Usa ospitate nelle basi militari di Aviano e Ghedi Torre).

Dopo avere fatto questa riflessione, l’intento è quello di agire, perché ora come ora, invece di affrontare i problemi, dobbiamo vedere nomine come quella di Agostini e gestioni dei rifiuti radioattivi liquidi come quella che li porta a giacere da anni a pochi metri dalla Dora Baltea.

Serve un cambiamento, e serve subito.

Mirko Busto – cittadino alla Camera dei deputati

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